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OHI MAGAZINE Global Flashpoint — 20 luglio 2026 Mediterraneo orientale: la lettura strategica greca di un vicinato sempre più instabile Una recente presentazione del Vice Ammiraglio (ris.) V. Martzoukos, vicepresidente di HELISS e già comandante onorario dell'Accademia Navale Ellenica, ricostruisce il progressivo deterioramento della sicurezza nel Mediterraneo orientale. Il documento offre una lettura strategica di parte della regione, cruciale snodo geopolitico per la stabilità, l'approvvigionamento energetico e la proiezione di potenza euro-atlantica. Una regione contesa tra grandi potenze Secondo l'analisi, il Mediterraneo orientale rimane un'area di sovrapposizione strategica tra attori globali. Washington, pur mantenendo il baricentro strategico nell'Indo-Pacifico, ha intensificato il proprio coinvolgimento diplomatico e militare nella regione a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina e della crescente instabilità regionale; l'efficacia di tale presenza dipenderebbe, secondo Martzoukos, dal grado di coordinamento tra Washington e Bruxelles. Mosca vi persegue obiettivi di influenza politica, energetica e militare, mentre Pechino, attraverso l'iniziativa della Nuova Via della Seta, consolida legami con gli Stati ricchi di risorse del Nord Africa e del Golfo. In questo quadro multipolare, la presentazione colloca la Turchia come attore autonomo e revisionista, sempre più orientato verso Russia, Iran, Pakistan e Cina, elemento che a giudizio dell'autore introduce nuove variabili nell'equazione geopolitica regionale. Il documento collega inoltre le pressioni migratorie verso l'Europa meridionale a un più ampio dibattito, interno all'Unione, su quale sia il modello identitario e culturale che il continente debba adottare per governarle. Energia, migrazioni e dispute marittime Il documento individua nell'insicurezza energetica, nelle migrazioni irregolari e nelle controversie interstatali sui confini marittimi le principali fonti di instabilità regionale, accanto a terrorismo, pirateria, traffici illeciti e minacce cibernetiche. Le risorse di idrocarburi del Mediterraneo orientale vengono presentate come un'opportunità di cooperazione tra gli Stati rivieraschi che aderiscono alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, attraverso strumenti come il Forum del Gas del Mediterraneo Orientale. La Grecia, secondo la presentazione, avrebbe già definito i propri confini marittimi con l'Italia e parzialmente con l'Egitto su base UNCLOS, dichiarandosi disponibile a fare altrettanto con gli altri Stati costieri, mentre resterebbe esclusa da tale processo cooperativo la sola Turchia. Il nodo turco: percezioni e controversie Buona parte dell'analisi è dedicata al ruolo di Ankara, descritta come fattore di instabilità per le sue rivendicazioni marittime non allineate al diritto internazionale, riconducibili alla dottrina della cosiddetta «Patria Blu», per l'acquisizione dei sistemi missilistici russi S-400 e per le tensioni relative a Cipro e all'Egeo. La presentazione richiama inoltre gli interventi militari turchi in Libia, Siria, Iraq e nel Caucaso meridionale, così come l'occupazione della parte settentrionale di Cipro dal 1974, qualificandoli come episodi di proiezione espansiva, e riferisce che Ankara considererebbe un casus belli qualunque estensione delle acque territoriali greche oltre l'attuale limite. Va peraltro rilevato che tali eventi restano oggetto di letture profondamente divergenti: Ankara definisce l'intervento del 1974 un'operazione di pace a tutela della minoranza turco-cipriota, e le proprie operazioni in Siria e Iraq quali misure di sicurezza dei confini contro organizzazioni curde considerate terroristiche. La disputa sulle zone economiche esclusive nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale resta dunque una controversia bilaterale irrisolta, più che un fatto univocamente accertato. Conclusione Nel medio periodo, la lettura proposta da Atene sottolinea come Egeo e Cipro costituiscano nodi geostrategici la cui instabilità avrebbe ricadute dirette sugli equilibri euro-atlantici, sulla sicurezza energetica europea e sulla coesione della NATO, che include sia la Grecia sia la Turchia. L'aumento della spesa per la difesa greca, richiamato nel documento, riflette la percezione di una minaccia strutturale più che congiunturale. Per l'Unione Europea, la sfida sarà bilanciare il sostegno alla sicurezza dei propri Stati membri con la necessità di preservare, per quanto possibile, un canale di dialogo con Ankara, attore imprescindibile per gli equilibri energetici, migratori e militari dell'intero bacino mediterraneo. Fonte: presentazione "East Mediterranean's Security Deterioration and Trends", V.Amm. (ris.) V. Martzoukos HN, HELISS.
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