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OHIMag Global Flashpoint
20 luglio 2026 Nuovo incidente marittimo nello Stretto di Hormuz, al largo di Kumzar (Oman) Introduzione Nella notte tra il 19 e il 20 luglio 2026 un'imbarcazione ha preso fuoco a circa otto miglia nautiche a nord-ovest di Kumzar, sulla costa settentrionale dell'Oman, nel cuore dello Stretto di Hormuz. L'episodio, il più recente di una lunga serie, conferma la fragilità del regime di transito concordato tra Washington e Teheran e riporta l'attenzione globale sulla sicurezza dell'arteria energetica più sensibile del pianeta. La dinamica dell'incidente Secondo quanto comunicato dall'UK Maritime Trade Operations (UKMTO), l'agenzia britannica che monitora la sicurezza della navigazione nel Golfo, l'informazione sull'incendio è giunta da fonti militari verificate, mentre la causa dell'innesco rimane, allo stato, non confermata. Le autorità hanno raccomandato alle navi in transito massima cautela e la segnalazione tempestiva di ogni attività sospetta. In parallelo, la Guardia Rivoluzionaria iraniana (IRGC) ha rivendicato, tramite l'agenzia ufficiale IRNA, di aver colpito due petroliere definite "non conformi" che avrebbero tentato di percorrere la rotta meridionale dello stretto, quella che corre lungo le acque omanite. Tale versione non risulta al momento verificabile in modo indipendente, come rilevato anche dalla CNN nella propria copertura in diretta dell'evento. Il regime dei due corridoi e la sua erosione L'episodio si inserisce in un quadro istituzionale delicato: a seguito del memorandum d'intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran nel giugno 2026, lo Stretto era stato suddiviso in due corsie di transito, una settentrionale sotto controllo iraniano e una meridionale nominalmente riservata al traffico internazionale sorvegliato. L'attacco di Kumzar, avvenuto proprio lungo la rotta meridionale, segnala un'ulteriore erosione di questo meccanismo di deconfliction, in un contesto già segnato dalla nona notte consecutiva di raid statunitensi contro obiettivi militari iraniani, come riportato dal Comando Centrale statunitense (CENTCOM). Il Dipartimento della Difesa ha inoltre confermato operazioni di interdizione marittima con il dirottamento di diverse unità mercantili e la neutralizzazione di un'imbarcazione ritenuta ostile, a testimonianza dell'intensificarsi della presenza navale americana nell'area. Impatto su traffico e mercati energetici Sul piano economico, il Segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato che il traffico nello Stretto si attesterebbe attualmente a circa due terzi dei volumi pre-crisi, con l'impiego di petroliere di maggiore stazza per compensare la riduzione del numero di transiti, mentre quote crescenti di greggio vengono dirottate verso gli oleodotti alternativi. I mercati hanno reagito con un rialzo del greggio Brent di circa il tre per cento. Conclusione Nel medio periodo, la persistenza di attacchi non rivendicati in modo univoco lungo la rotta meridionale rischia di vanificare l'architettura negoziale faticosamente costruita a giugno, spingendo verso una progressiva militarizzazione della scorta ai mercantili e un incremento dei costi assicurativi. Per gli Stati del Golfo, Oman in primis, cresce l'esposizione a un conflitto di cui non sono parte diretta. Per l'Europa e l'Italia, la vicenda ribadisce l'urgenza di rafforzare capacità autonome di sorveglianza e contromisure nel settore delle mine navali, in un dominio marittimo dove la libertà di navigazione resta condizione imprescindibile per la sicurezza energetica globale.
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