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Global Flashpoint — 24 luglio2026 Gli Houthi colpiscono le petroliere saudite e il greggio torna sopra i 100 dollari Il 23 luglio 2026 gli Houthi yemeniti hanno colpito con missili balistici, da crociera e droni due petroliere saudite nel Mar Rosso, dando concreta attuazione al blocco navale contro l'Arabia Saudita annunciato tre giorni prima. L'episodio apre un secondo fronte marittimo critico, parallelo alla crisi di Hormuz, con effetti immediati sui mercati energetici. Dal blocco dichiarato all'attacco concreto Il 20 luglio il movimento sciita filo-iraniano aveva proclamato un embargo marittimo totale contro le navi dirette ai porti sauditi, presentandolo come rappresaglia per il bombardamento dell'aeroporto internazionale di Sana'a, attribuito a Riyadh, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Il portavoce militare Yahya Saree ha rivendicato l'azione contro le due unità, la Encelia e la Layla, sostenendo che avessero violato il blocco, e ha dichiarato che circa dieci ulteriori mercantili sarebbero stati costretti a invertire la rotta. L'agenzia saudita SPA ha confermato che la Encelia, colpita al largo di Al Shuqaiq, ha riportato un incendio a prua senza vittime tra l'equipaggio, definendo l'attacco una violazione del diritto marittimo internazionale, come riferito da Reuters e The National. Effetti su prezzi energetici e rotte commerciali La conferma dell'attacco ha spinto il greggio Brent oltre la soglia psicologica dei cento dollari al barile per la prima volta da maggio, proseguendo un rialzo mensile superiore al trenta per cento, secondo quanto riportato da The National. Diverse petroliere in transito da Yanbu, terminale che costituiva una via alternativa allo Stretto di Hormuz già sotto pressione per la crisi con l'Iran, hanno dirottato verso il Canale di Suez: la chiusura combinata dei due colli di bottiglia, Hormuz e Bab al-Mandeb, priva così Riyadh di rotte di esportazione ridondanti, come osservato da CNBC e The War Zone. Dal punto di vista dottrinale, l'episodio conferma come uno stretto largo appena venti chilometri possa tradursi in un efficace strumento di negazione dell'accesso marittimo (sea denial) anche per un attore non statuale dotato di soli assetti missilistici e droni a basso costo, senza necessità di controllo navale permanente sull'area. La cornice iraniana e la reazione statunitense L'episodio si inserisce in uno scontro diretto tra Washington e Teheran, con il Comando Centrale statunitense giunto alla dodicesima notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani. Il presidente Trump ha dichiarato che l'Iran sarà ritenuto responsabile di ulteriori azioni Houthi, mentre il segretario di Stato Rubio, a margine del vertice ASEAN di Manila, aveva già segnalato l'attento monitoraggio della situazione nel Mar Rosso, come riportato da CNBC e The Hill. Prospettive La sovrapposizione dei due chokepoint energetici del quadrante arabico, Hormuz e Bab al-Mandeb, introduce un elemento inedito nella geopolitica regionale: per la prima volta l'Arabia Saudita, storicamente equidistante nella competizione con l'Iran, diventa bersaglio diretto di un blocco navale che ne intacca la capacità di esportazione alternativa. Se l'escalation proseguisse, Riyadh potrebbe ricercare un coordinamento operativo più stretto con la coalizione navale a guida statunitense, mentre Cina e India, principali acquirenti del greggio saudita, ne assorbirebbero i costi indiretti. Nel medio periodo, la persistenza del duplice blocco rischia di ridisegnare gli equilibri di sicurezza marittima nell'intero quadrante indo-mediorientale, con riflessi anche sui noli e sui tempi di transito verso il Mediterraneo e Suez. OHI Magazine — a cura di CESMAR, Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima. Fonti: Al Jazeera, Reuters, The National, CNBC, The Hill, The War Zone.
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