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OHi Mag Report Geopolitico nr. 223 L’articolo che segue è frutto del lavoro dell’Istituto di Studi Strategici di Buenos Aires L'Accordo Mercosur–Unione Europea Risposta geopolitica, strategia di egemonia europea o regionalizzazione sudamericana guidata dal Brasile? Generale di Brigata (Esercito Argentino) Dottor Oscar Armanelli "La vera sicurezza non sta nella sottomissione, ma nella previsione" Pericle a Tucidide Introduzione Il 17 gennaio 2026 si procederà alla firma dell'Accordo di Associazione tra il MERCOSUR e l'Unione Europea (UE), in Paraguay, e questo fatto costituisce uno dei trattati biregionali più ambiziosi negoziati negli ultimi decenni, tanto per la sua portata economica quanto per la sua dimensione politica e strategica. Avviato formalmente nel 1999, l'accordo si inserisce in un contesto di trasformazione dell'ordine internazionale, caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze, dalla frammentazione del commercio globale e dalla crescente politicizzazione delle catene del valore (European Parliament, 2025). L'annuncio dell'Accordo di Associazione tra il MERCOSUR e l'Unione Europea si verifica in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente ri-politicizzazione del commercio, dall'intensificazione delle dispute egemoniche e dall'indebolimento del multilateralismo liberale che ha strutturato l'ordine internazionale del dopoguerra. In questo scenario, l'America Latina ha cessato di occupare un ruolo periferico per diventare uno spazio di competizione geopolitica diretta, particolarmente nell'emisfero occidentale, tradizionalmente considerato dagli Stati Uniti come una zona di influenza prioritaria (Fontevecchia, 2025). Da questa prospettiva, l'accordo MERCOSUR–UE trascende la sua dimensione strettamente commerciale e acquisisce un significato strategico, inserendosi in una congiuntura segnata dall'inasprimento della politica estera statunitense e dal dispiegamento di una logica di controllo geoeconomico e politico sulla regione. Dal 1999, quando è iniziato questo processo di accordo fino ad oggi, nel grafico seguente osserviamo che inizialmente dal 2000 al 2012 la bilancia commerciale è stata positiva verso il MERCOSUR, ma dal 2013 al 2025 è stata negativa; per questo sosteniamo che, al di là della sua dimensione strettamente commerciale, acquisisce significato strategico in termini di crisi del multilateralismo e delle tariffe fissate dall'amministrazione Trump. Grafico della bilancia commerciale tra MERCOSUR e UE tra il 2000 e il 2025. (Fonte: MERCOSUR, 2026).
Il recente intervento di Washington in Venezuela, così come le minacce esplicite dirette ai governi dell'America Latina (Messico e Colombia) e agli alleati europei, sono state interpretate da diversi analisti come segnali di una strategia orientata a riaffermare un'egemonia emisferica basata sulla coercizione, sull'unilateralismo e sul controllo delle risorse strategiche, in particolare energetiche, molto ben esplicitati nella sua NSS 2025. In questo contesto, il Brasile emerge come attore centrale; non solo per il suo peso economico —concentrando la maggior parte del prodotto e della popolazione del MERCOSUR—, ma anche per il suo ruolo di articolatore di una politica estera orientata all'autonomia strategica e al multilateralismo, in dialogo simultaneo con Europa, Cina e il Sud Globale. Qualsiasi riconfigurazione dell'ordine regionale promossa da Washington richiede, per essere praticabile, di neutralizzare o cooptare il Brasile, il che spiega la crescente pressione politica, discorsiva e simbolica sulla leadership di Luis Ignacio Lula da Silva, che si intensificherà quest'anno quando a ottobre si terranno le elezioni presidenziali e dove sarà prevedibile una forte influenza degli Stati Uniti, accompagnati dall'Argentina attraverso Milei che punta all’elezione del figlio di Jair Bolsonaro. In questo senso, l'Accordo MERCOSUR–Unione Europea può essere interpretato come una risposta geopolitica indiretta di fronte all'avanzata di un progetto egemonico unilaterale, ma anche come una scommessa europea per recuperare capacità di influenza globale e riaffermare la propria autonomia strategica di fronte agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l'accordo rafforza la regionalizzazione sudamericana guidata dal Brasile, consolidando il MERCOSUR come attore collettivo rilevante nel commercio e nella politica internazionale, evitando la sua frammentazione in accordi bilaterali asimmetrici. Così, la firma dell'accordo pone un interrogativo centrale che struttura questo lavoro: si tratta fondamentalmente di una reazione geopolitica di fronte alla strategia statunitense nell'emisfero occidentale, di un tentativo europeo di ricostruire la propria egemonia normativa ed economica, o di uno strumento di affermazione regionale sudamericana guidata dal Brasile? La risposta, come si sosterrà nel corso dell'articolo, rimanda a una combinazione di queste dimensioni, in uno scenario dove il commercio si è convertito in uno strumento chiave della sicurezza multidimensionale e della disputa per l'ordine internazionale. Per poter interpretare correttamente questi scenari sviluppiamo il seguente quadro teorico. Quadro teorico L'analisi dell'Accordo MERCOSUR–Unione Europea si basa su un approccio teorico eclettico, che articola apporti della geopolitica critica, della geoeconomia, della teoria della sicurezza multidimensionale e degli approcci contemporanei su regionalismo e autonomia strategica. Questa combinazione risulta pertinente per comprendere un accordo che trascende la liberalizzazione commerciale e si inserisce in una disputa più ampia per il potere, l'influenza e la governance dell'ordine internazionale. a. Geopolitica e competizione per l'ordine internazionale Da una prospettiva classica, la geopolitica analizza la relazione tra potere, territorio e risorse strategiche nel sistema internazionale (Mackinder, 1904; Mearsheimer, 2014). Nel contesto contemporaneo, questa logica si è resa più complessa, incorporando dimensioni economiche, normative e tecnologiche. La competizione tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina in America Latina può essere interpretata come una disputa per spazi di influenza geopolitica, dove il commercio e gli investimenti funzionano come strumenti di potere. Come segnala Mearsheimer (2014), le grandi potenze cercano di massimizzare la propria sicurezza e preservare la propria sfera di influenza, anche mediante meccanismi non militari. Da questa ottica, l'Accordo MERCOSUR–UE si inserisce in una logica geopolitica di bilanciamento indiretto, introducendo l'Unione Europea come attore strutturale in una regione storicamente prioritaria per gli Stati Uniti. b. Geoeconomia e politicizzazione del commercio Il concetto di geoeconomia risulta centrale per questa analisi. Blackwill e Harris (2016) definiscono la geoeconomia come l'uso di strumenti economici per promuovere obiettivi geopolitici, includendo accordi commerciali, investimenti, sanzioni e controllo delle catene di approvvigionamento. Nello scenario attuale, il commercio internazionale ha cessato di essere un ambito neutrale per convertirsi in uno spazio di competizione strategica, dove gli accordi commerciali rafforzano alleanze politiche, proiettano potere normativo e riducono vulnerabilità strategiche (Farrell & Newman, 2019). L'Accordo MERCOSUR–UE risponde a questa logica geoeconomica, cercando di diversificare le dipendenze, assicurare risorse strategiche e consolidare vincoli politici di lungo termine tra entrambe le regioni. c. Sicurezza multidimensionale L'approccio di sicurezza multidimensionale, promosso istituzionalmente in America Latina a partire dalla Dichiarazione sulla Sicurezza nelle Americhe (OEA, 2003), amplia il concetto tradizionale di sicurezza al di là della dimensione militare, incorporando variabili economiche, sociali, ambientali e politiche. Da questa prospettiva, la sicurezza economica e la stabilità regionale sono componenti centrali della sicurezza internazionale. Buzan, Wæver e de Wilde (1998) sostengono che i problemi economici possono diventare un problema di sicurezza quando vengono percepiti come minacce esistenziali per lo Stato o l'ordine regionale. Il Brasile adotta esplicitamente questo approccio nella sua Politica Nazionale di Difesa, dove l'integrazione regionale e lo sviluppo economico appaiono come pilastri della sicurezza nazionale ampliata (Ministerio da Defesa, 2020). Il MERCOSUR e l'accordo con l'UE si inseriscono, così, in una logica di prevenzione di vulnerabilità strutturali. d. Regionalismo, regionalizzazione e regionalismo aperto La letteratura distingue tra regionalismo —inteso come progetto politico-istituzionale— e regionalizzazione, concepita come processo economico e sociale di crescente interdipendenza (Hurrell, 1995). In America Latina, il regionalismo ha adottato diverse forme, da schemi chiusi di sostituzione delle importazioni ad approcci di regionalismo aperto, che combinano integrazione regionale con apertura al commercio globale (CEPAL, 1994). Tuttavia, autori contemporanei avvertono che il regionalismo aperto si è evoluto verso modelli più complessi, nei quali l'integrazione regionale svolge anche funzioni geopolitiche e di sicurezza (Sanahuja, 2021). In questo senso, l'Accordo MERCOSUR–UE può essere interpretato come uno strumento di regionalismo aperto strategico, che rafforza la coesione regionale senza rinunciare all'inserimento globale. e. Autonomia strategica Il concetto di autonomia strategica è stato sviluppato tanto in Europa quanto in America Latina per descrivere la capacità degli attori di prendere decisioni sovrane in un contesto di interdipendenza (Sanahuja, 2021; Tocci, 2021). Per il Brasile, l'autonomia strategica non si concepisce in modo isolato, ma come un progetto collettivo regionale, dove il MERCOSUR agisce come moltiplicatore di potere (Spektor, 2019). Da questa ottica, la negoziazione congiunta con l'Unione Europea rafforza la capacità sudamericana di agire con maggiore margine di fronte alle grandi potenze. f. Potere normativo ed egemonia regolamentare Infine, l'analisi incorpora il concetto di potere normativo, sviluppato da Manners (2002), che descrive la capacità dell'Unione Europea di influenzare il comportamento di altri attori mediante la diffusione di norme, valori e standard regolamentari. L'Accordo MERCOSUR–UE riflette questa logica, includendo impegni ambientali, lavorativi e regolamentari che proiettano il modello europeo al di là delle sue frontiere. Questa egemonia normativa costituisce una forma specifica di potere, complementare alle dimensioni economica e geopolitica. Nel complesso, questo quadro teorico permette di comprendere l'Accordo MERCOSUR–UE come uno strumento geoeconomico di competizione strategica, ma allo stesso tempo come un meccanismo di sicurezza multidimensionale, rendendo possibile uno strumento di autonomia strategica collettiva e un vettore di regionalizzazione sudamericana guidata dal Brasile, ma che consoliderà un dispositivo di egemonia normativa europea. Questa combinazione teorica risulta chiave per analizzare un accordo che non risponde a un'unica logica, ma alla convergenza di interessi e strategie in un sistema internazionale in trasformazione. Attori, interessi e strategie nell'architettura geoeconomica dell’accordo L'Accordo MERCOSUR–Unione Europea deve essere analizzato a partire dall'interazione di molteplici attori con capacità, interessi e razionalità strategiche differenziate, le cui condotte non rispondono esclusivamente a incentivi commerciali, ma a considerazioni geopolitiche, geoeconomiche e di sicurezza multidimensionale. In un contesto internazionale caratterizzato dalla politicizzazione del commercio e dalla competizione tra grandi potenze, gli Stati e i blocchi regionali utilizzano gli accordi commerciali come strumenti per proiettare potere, ridurre vulnerabilità strutturali e ampliare margini di autonomia strategica (Blackwill & Harris, 2016; Farrell & Newman, 2019). Da questa prospettiva, il MERCOSUR–UE costituisce un'architettura geoeconomica complessa nella quale convergono —e talvolta collidono— gli obiettivi normativi e di autonomia strategica dell'Unione Europea, la strategia brasiliana di leadership regionale e sicurezza multidimensionale, la logica emisferica degli Stati Uniti e gli interessi di inserimento globale e stabilità sistemica della Cina, insieme alle domande di sicurezza economica dei soci minori del blocco sudamericano. 1. Brasile: leadership regionale, autonomia strategica e sicurezza multidimensionale Il Brasile è il principale attore economico del MERCOSUR e concentra, in modo sostenuto, più del 70% del commercio estero aggregato del blocco, tanto nelle esportazioni quanto nelle importazioni. Nel periodo 2024–2025, il Brasile ha mantenuto un modello di diversificazione commerciale, con la Cina come principale destinazione delle esportazioni, seguita dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, mentre le importazioni si sono distribuite tra Asia, Europa e Nord America (CEPAL, 2024; UN Comtrade, 2025). Dalla prospettiva della sicurezza multidimensionale, questa struttura commerciale rafforza la strategia brasiliana di riduzione delle dipendenze critiche, uno degli assi centrali della sua Politica Nazionale di Difesa (Ministerio da Defesa, 2020). L'accordo MERCOSUR–UE contribuisce a questa logica consolidando un canale istituzionalizzato con l'Europa che integra —senza sostituire— l'interdipendenza con la Cina, ampliando i margini di autonomia strategica brasiliana in un ambiente globale volatile (Spektor, 2019; Sanahuja, 2021). 2. Unione Europea: autonomia strategica aperta e assicurazione degli approvvigionamenti Per l'Unione Europea, il MERCOSUR rappresenta un partner commerciale rilevante, sebbene non dominante, particolarmente in settori strategici come agroindustria, energia, minerali critici e beni intermedi industriali. Nel 2024, il commercio UE–MERCOSUR ha mostrato una tendenza crescente nelle esportazioni sudamericane verso l'Europa, spinta da prodotti agricoli e manufatti di origine industriale brasiliana, mentre le importazioni dall'UE si sono concentrate in beni di capitale, tecnologia e prodotti farmaceutici (European Commission, 2025; Eurostat, 2025). Da un approccio geoeconomico, questa relazione permette all'UE di diversificare le catene di approvvigionamento in un contesto di tensioni commerciali con Stati Uniti e Cina, rafforzando la sua strategia di autonomia strategica aperta (Tocci, 2021). L'incorporazione di standard regolamentari nell'accordo cerca di ridurre rischi sistemici e garantire prevedibilità normativa in un partner commerciale con significativa capacità esportatrice. 3. Stati Uniti: peso relativo decrescente e risposta geoeconomica indiretta Sebbene gli Stati Uniti continuino ad essere un partner commerciale importante per il MERCOSUR, la loro partecipazione relativa nel commercio del blocco è diminuita gradualmente di fronte all'avanzata dell'Asia e al consolidamento dell'Unione Europea come partner strategico. Nel 2024–2025, gli Stati Uniti hanno mantenuto una posizione rilevante come origine di importazioni —particolarmente beni tecnologici ed energetici—, ma hanno perso centralità come destinazione esclusiva delle esportazioni sudamericane (IMF DOTS, 2025). Dalla logica dell'egemonia emisferica, questo spostamento relativo rafforza la percezione a Washington di un'erosione della sua influenza economica strutturale in Sud America. L'Accordo MERCOSUR–UE, istituzionalizzando vincoli bi-regionali alternativi, agisce come un meccanismo di bilanciamento geoeconomico morbido, limitando la capacità statunitense di utilizzare il commercio come strumento di disciplinamento politico (Mearsheimer, 2014; Blackwill & Harris, 2016). 4. Cina: principale partner commerciale e osservatore strategico dell'accordo La Cina si è consolidata nel 2024–2025 come il principale partner commerciale individuale del MERCOSUR, specialmente di Brasile e Argentina, assorbendo una proporzione sostanziale delle esportazioni sudamericane, centrate su soia, minerali, energia e alimenti. Allo stesso tempo, la Cina è uno dei principali fornitori di manufatti, beni di capitale e tecnologia per la regione (CEPAL, 2024; UN Comtrade, 2025). Dalla prospettiva cinese, l'Accordo MERCOSUR–UE non altera in modo immediato questa interdipendenza, ma introduce un fattore di competizione normativa nello spazio sudamericano. Mentre la Cina ha privilegiato un inserimento basato sulla non condizionalità politica, l'UE promuove standard regolamentari più esigenti. Per Pechino, l'accordo può contribuire a una maggiore stabilità istituzionale del MERCOSUR — che trarrà benefici dal commercio—, sebbene richieda anche di monitorare eventuali effetti di deviazione commerciale o allineamenti regolamentari europei che possano colpire l'accesso al mercato sudamericano (Farrell & Newman, 2019). 5. I soci minori: vulnerabilità strutturale e sicurezza economica Le economie minori del MERCOSUR, come Uruguay e Paraguay, presentano un'alta dipendenza dal commercio estero in relazione al loro prodotto interno lordo e una struttura esportatrice concentrata in pochi mercati e prodotti. Nel 2024–2025, questi paesi hanno mostrato una forte esposizione a variazioni della domanda esterna e prezzi internazionali, il che rafforza la loro preoccupazione per la sicurezza economica e la necessità di diversificare accordi commerciali (CEPAL, 2024). Da questa prospettiva, la domanda uruguaiana di maggiore flessibilità negoziale risponde a una logica di mitigazione dei rischi economici. Tuttavia, dall'approccio brasiliano di autonomia strategica collettiva, la frammentazione del blocco potrebbe ridurre la capacità di negoziazione congiunta e aumentare la dipendenza individuale da potenze extra-regionali (Sanahuja, 2021). L'accordo MERCOSUR–UE appare, così, come una soluzione intermedia che amplia i mercati senza disarticolare l'architettura regionale. L'evidenza commerciale del 2024–2025 conferma che il MERCOSUR è un attore geoeconomico rilevante, con vincoli diversificati e capacità di manovra strategica. L'Accordo MERCOSUR–UE si inserisce in questo intreccio come: uno strumento di sicurezza economica per il Brasile e i soci maggiori, ma anche come uno strumento di autonomia strategica aperta per l'UE, parallelamente una sfida indiretta alla centralità emisferica degli Stati Uniti, e un fattore di stabilità —sebbene anche di competizione normativa— per la Cina. Aspetti geopolitici dell'accordo UE-Mercosur L'Accordo, se ratificato, sarà il più grande del suo genere, con un valore commerciale di 110 miliardi di euro e comprendendo 31 paesi, e si concentra sul pilastro politico, che include dialogo e cooperazione, escludendo disposizioni commerciali. Tra le sfide geopolitiche abbiamo che l'Europa affronta pressioni geopolitiche più intense del Mercosur, il che spiega reazioni meno decise dei paesi del Mercosur. La riduzione dell'assistenza e dell'impegno degli Stati Uniti colpisce entrambe le regioni, ma l'Europa soffre di più per la politica tariffaria statunitense (Malamud e Schenoni, 2025). Il ritiro degli Stati Uniti dal loro ruolo di leadership internazionale colpisce la sicurezza e l'economia dell'Europa, mentre il Mercosur affronta meno pressione diretta, sebbene l'applicazione della NSS 2025 dia priorità all'emisfero occidentale, parallelamente dipende maggiormente dalla Cina per le sue esportazioni, il che complica la sua relazione con gli Stati Uniti e può limitare la sua capacità di risposta. Dobbiamo anche tenere presente che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia rappresenta una minaccia all'integrità territoriale e alle norme internazionali e tanto l'UE quanto l'America Latina dipendono da un ordine multilaterale, e l'erosione di queste norme aumenta la loro vulnerabilità. Di fronte a queste pressioni si raccomandano alcune misure politiche per facilitare la ratifica dell'Accordo, come ridurre la burocrazia e promuovere connessioni informali tra leader, e per questo è cruciale costruire coalizioni di sostegno e rispondere alle fratture nell'opposizione all'Accordo per rafforzare la cooperazione interregionale. Dobbiamo tenere presente che tanto la frammentazione interna nell'UE e nel Mercosur rende difficile una voce unificata in politica estera. Nel Mercosur, la governance è inter-presidenziale, il che complica il progresso di fronte a differenze politiche, e la polarizzazione democratica in entrambe le regioni colpisce la legislazione e il sostegno popolare per politiche ambiziose. Di fronte a questi scenari si aprono opportunità condivise e cooperazione; il ritiro degli Stati Uniti da impegni multilaterali offre incentivi affinché l'UE e il Mercosur esplorino nuove forme di cooperazione, dove alcune aree come la cooperazione in difesa, non proliferazione nucleare, finanziamento dello sviluppo e scienza sono aree chiave. Il Mercosur può essere un mercato per l'industria della difesa europea, con il Brasile che cerca diversificazione (Malamud e Schenoni, 2025). L'Accordo MERCOSUR–Unione Europea: firma, ratifica e scenari strategici La firma dell'Accordo MERCOSUR–Unione Europea il 17 gennaio in Paraguay costituisce una pietra miliare politica rilevante, ma non implica la sua entrata immediata in vigore. Il vero impatto dell'accordo dipenderà da un processo complesso di ratifica, specialmente nell'Unione Europea, dove esistono rischi significativi di blocco politico. Nel breve termine, l'accordo funziona principalmente come segnale geopolitico; nel lungo termine, può convertirsi in uno strumento strutturale di sicurezza economica e riconfigurazione dell'equilibrio strategico in Sud America. Per la Cina, l'accordo non rappresenta una minaccia diretta, ma sì un fattore rilevante da monitorare per il suo impatto sulla presenza normativa europea e sull'autonomia strategica regionale guidata dal Brasile. a. Dalla firma alla vigenza: passaggi istituzionali chiave La firma dell'accordo costituisce un atto politico-diplomatico che conferma la chiusura dei negoziati, ma non genera obblighi giuridici pieni. Dopo la firma, si avvia un processo in diverse tappe: a. Revisione giuridica e traduzioni ufficiali, necessarie per l'approvazione formale nell'UE. b. Ratifica negli Stati parte del MERCOSUR, conformemente alle loro procedure costituzionali. Il Brasile risulta l'attore centrale per il suo peso economico e politico. c. Ratifica nell'Unione Europea, considerata la fase più critica. L'accordo è di natura "mista", il che esige l'approvazione del Consiglio dell'UE, l'approvazione del Parlamento Europeo e la ratifica da parte dei 27 parlamenti nazionali (e in alcuni casi regionali). Questo disegno istituzionale converte l'UE nel principale collo di bottiglia del processo. Settori agricoli, partiti verdi e attori subnazionali hanno manifestato obiezioni, specialmente in relazione a standard ambientali e competizione agroindustriale. b. Scenario di breve termine (2025–2027): applicazione limitata e funzione geopolitica Nel breve termine, l'entrata in vigore piena dell'accordo è poco probabile. Lo scenario più realistico è un'applicazione provvisoria parziale, centrata sul pilastro commerciale, mentre continuano i processi di ratifica in Europa. Tra le caratteristiche principali in questo scenario possiamo osservare benefici commerciali limitati e graduali, che implicherà un alto valore simbolico e politico per il MERCOSUR; ma parallelamente si intensificherà il dibattito interno nell'UE; in definitiva, l'uso dell'accordo si darà più come segnale strategico che come strumento economico immediato. Dalla prospettiva della sicurezza economica, l'accordo rafforza la capacità del MERCOSUR —specialmente del Brasile— di diversificare partner e ridurre dipendenze critiche. In termini geopolitici, introduce un meccanismo di bilanciamento morbido di fronte all'influenza degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale, senza derivare in confronto diretto. Per la Cina, l'impatto nel breve termine è limitato. Il modello commerciale del MERCOSUR nel 2024–2025 mostra che la Cina continua ad essere il principale partner individuale del blocco, particolarmente del Brasile. L'accordo con l'UE non altera questa realtà strutturale, ma sì aumenta la prevedibilità normativa dell'ambiente regionale. c. Scenari di lungo termine (2028–2035): due traiettorie possibili Scenario A: ratifica piena e consolidamento strategico (ottimista) Se l'accordo riesce a superare gli ostacoli politici europei, può trasformarsi in un pilastro dell'architettura economica bi-regionale. Ciò consoliderà il MERCOSUR come attore geoeconomico rilevante e renderà possibile il rafforzamento della leadership regionale del Brasile e della sua strategia di autonomia strategica collettiva, parallelamente permetterà il recupero di influenza dell'UE in Sud America mediante potere normativo e commerciale. In questo scenario, l'accordo trascende il suo carattere commerciale e si converte in uno strumento di sicurezza multidimensionale, rafforzando la stabilità istituzionale, l'integrazione regionale e la diversificazione di vincoli esterni. Scenario B: stallo prolungato (realistico-critico) Un blocco sostenuto nell'UE potrebbe impedire la ratifica piena per anni, mentre l'accordo rimane come quadro politico senza implementazione effettiva; ma ciò eroderebbe la credibilità dell'UE come attore strategico globale. Il MERCOSUR approfondirebbe il suo orientamento verso l'Asia, specialmente la Cina, e verso accordi flessibili con altri partner, spinto da Uruguay e Paraguay; aumentando la frammentazione interna del blocco, con maggiori domande di flessibilizzazione. Per la Cina, questo scenario rafforza la sua posizione come partner economico dominante, ma aumenta anche la responsabilità di gestire un'interdipendenza più profonda con una regione istituzionalmente frammentata. d. Valutazione strategica da una prospettiva cinese Dal punto di vista della Cina, l'Accordo MERCOSUR–UE deve essere interpretato come un fenomeno geoeconomico strutturale, non come un allineamento geopolitico escludente. Non sposta la Cina come principale partner commerciale del MERCOSUR e contribuisce alla stabilità istituzionale regionale, favorevole per l'investimento e il commercio. Allo stesso tempo rafforza il ruolo del Brasile come attore autonomo, non subordinato a una sola potenza; sebbene nel 2026 abbia pressioni nelle elezioni di ottobre per spostare Lula e impedire il suo quarto mandato. L'accordo non costituisce una risposta diretta alla politica statunitense, ma sì limita la possibilità di un'egemonia emisferica esclusiva, coerente con un ordine internazionale più multipolare; sebbene l'emisfero occidentale, così nominato dagli Stati Uniti nella sua NSS (2025), mostri due blocchi nettamente differenziati: da un lato, Messico, Brasile e Colombia, essendo i paesi con maggiore popolazione e in termini di commercio internazionale della regione, e dall'altro lato un blocco guidato dall'Argentina che mostra un allineamento con gli Stati Uniti. Conclusione Il Brasile appare dunque come un'ipotesi per la sua capacità oggettiva di modificare equilibri per la sua dimensione economica, leadership regionale e possedere una politica estera in questo mondo multipolare. L'accordo del Mercosur-Unione Europea funziona come un gesto di insubordinazione strategica tanto dell'Europa continentale quanto del Brasile; un limite a chi si crede imperatore del mondo, come potrebbe essere Trump. La traiettoria politica di Lula è segnata dalla negoziazione, dal pragmatismo, dalla costruzione di consensi ampi tanto all'interno del Brasile quanto nel piano internazionale. Anche nei suoi momenti di maggiore confronto con Washington, ha sempre evitato di rompere i ponti. Ha scommesso su una politica estera di equilibri capace di dialogare con Stati Uniti, con Europa, con Cina, il sud globale, senza rimanere assorbito dentro nessuno di questi poli. La sorte di Lula non sarà solo quella di un presidente, sarà la misura concreta se ancora rimane margine per un progetto regionale che non si inginocchi davanti alla logica egemonica della forza. La firma dell'Accordo MERCOSUR–Unione Europea rappresenta l'inizio —non la fine— di un processo lungo e politicamente incerto. Nel breve termine, la sua funzione principale è simbolica e geopolitica; nel lungo termine, può convertirsi in uno strumento rilevante di sicurezza economica e regionalismo aperto guidato dal Brasile. Per la Cina, l'accordo non è una minaccia, ma una variabile strategica aggiuntiva nell'evoluzione dell'equilibrio di potere e della governance economica in Sud America. D'altra parte, lo scenario di gennaio 2026 segna l'atto di morte del multilateralismo istituzionale nell'emisfero occidentale e la sua sostituzione con un'architettura di collisione. La firma dell'Accordo MERCOSUR–Unione Europea il 17 gennaio non deve essere interpretata come un trionfo del libero scambio, ma come una manovra di insurrezione diplomatica di fronte alla bidimensionalità imposta dal duopolio Washington-Pechino. In un mondo dove l'amministrazione Trump ha "svuotato" il sistema di regole mediante il Memorandum del 7 gennaio, l'UE e il MERCOSUR tentano di costruire una leggibilità propria che permetta loro di sopravvivere fuori dalla tutela assoluta della NSS 2025. Questa "frammentazione difensiva" ha forzato gli attori regionali ad adottare posture di realismo estremo. Mentre l'Argentina naviga una lealtà transazionale —utilizzando il suo allineamento con l'"Asse del Corollario Trump" come scudo politico mentre respira finanziariamente attraverso Pechino—, il Brasile ha compreso che la sovranità nel 2026 non si difende nei forum, ma nella dissuasione dura. Il questionamento del Trattato di Non Proliferazione (TNP) e l'avanzamento del sottomarino a propulsione nucleare Álvaro Alberto sono la risposta logica di una potenza media che si scopre vulnerabile di fronte alla capacità di intervento diretto degli Stati Uniti nella sua frontiera. In ultima istanza, il successo dell'accordo UE-MERCOSUR dipenderà dalla sua capacità di resistere all'"Interdipendenza Armata" (Farrell & Newman, 2019). Se Washington percepisce questo patto come una violazione della "Dottrina Monroe", il blocco affronterà una pressione che metterà alla prova la coesione dei suoi membri, peraltro molto indebolita attualmente dalle posizioni opposte tra Milei e Lula e dalla richiesta di flessibilizzazione commerciale di Uruguay e Paraguay. Il 2026 sarà ricordato come l'anno in cui America Latina ed Europa hanno tentato, mediante un "colpo di fortuna geopolitico", di reclamare il loro diritto ad essere soggetti e non meri scacchieri della storia. La moneta è in aria: o l'accordo si consolida come un terzo polo di stabilità, o finirà per essere il catalizzatore di un intervento sistemico che forzerà la regione a una capitolazione tattica definitiva. Riferimenti Blackwill, R. D., e Harris, J. M. (2016). War by other means: Geoeconomics and statecraft. Harvard University Press. Buzan, B., Wæver, O., e de Wilde, J. (1998). Security: A new framework for analysis. Lynne Rienner. CEPAL. (1994). El regionalismo abierto en América Latina y el Caribe. Nazioni Unite. CEPAL. (2024). Panorama del commercio internazionale dell'America Latina e dei Caraibi. Nazioni Unite. Disponibile in: https://www.cepal.org European Commission. (2025). EU–Mercosur agreement: Facts and key elements. Bruxelles. Disponibile in: https://policy.trade.ec.europa.eu European Parliament. (2025). Geopolitical aspects of the EU–Mercosur agreement. European Parliamentary Research Service. Bruxelles. Disponibile in: https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EXPO_STU(2025)754478 Farrell, H., e Newman, A. (2019). Interdipendenza armata: come le reti economiche globali modellano la coercizione statale. In International Security, 44(1), 42–79. Fontevecchia, J. (2026, 12 gennaio). Più che Maduro, Trump vuole Lula fuori dal potere [Colonna editoriale]. Programma radiofonico e televisivo Perfil. IFM Dots. (2025). Disponibile in: https://data.imf.org/en Hurrell, A. (1995). Regionalism in theoretical perspective. In Global Politics, 38(3), 331–358. Mackinder, H. J. (1904). The geographical pivot of history. The Geographical Journal, 23(4), 421–437. Malamud, A e Schenoni, L. (2025). Aspetti geopolitici dell'accordo UE-Mercosur. Bruxelles. Disponibile in: https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EXPO_STU(2025)754478 Manners, I. (2002). Potere normativo in Europa: una contraddizione in termini? Journal of Common Market Studies, 40(2), 235–258. Mearsheimer, J. J. (2014). 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OHi Mag Report Geopolitico nr. 223 America Latina 2026
Rischio Politico e Vulnerabilità Sistemiche in un Contesto Globale Frammentato Riferimento bibliografico Sahd K. Jorge e Zovatto Daniel (editori), "Riesgo Político América Latina 2026", Centro de Estudios Internacionales UC (CEIUC), Santiago de Chile, gennaio 2026. Rapporto disponibile presso http://centroestudiosinternacionales.uc.cl/ Introduzione L'America Latina si avvia verso il 2026 in un contesto di straordinaria complessità, caratterizzato dalla convergenza di molteplici crisi che si rafforzano reciprocamente, creando uno scenario di vulnerabilità sistemica senza precedenti nella storia recente della regione. Il rapporto "Riesgo Político América Latina 2026", elaborato dal Centro de Estudios Internacionales della Pontificia Universidad Católica de Chile sotto la direzione di Jorge Sahd K. e Daniel Zovatto, giunto alla sua sesta edizione, si configura come uno strumento analitico fondamentale per comprendere le dinamiche politiche, economiche e sociali che determineranno il futuro immediato del subcontinente latinoamericano. Il documento identifica dieci rischi politici principali che spaziano dalla penetrazione capillare del crimine organizzato alla fragilità fiscale degli Stati, dalla strumentalizzazione politica della migrazione alla crescente pressione delle superpotenze globali sulla regione. L'anno 2026 emerge dal rapporto non come un periodo ordinario, ma come un vero e proprio punto di svolta, un momento in cui la resilienza istituzionale, la capacità di adattamento economico e la maturità strategica dell'America Latina saranno sottoposte a prove decisive in un mondo caratterizzato da crescente frammentazione geopolitica e competizione tra grandi potenze. Un panorama regionale di crisi interconnesse L'America Latina del 2026 si presenta come un mosaico complesso di sfide strutturali che si intrecciano e si amplificano reciprocamente. Il crimine organizzato, identificato dal rapporto come il principale rischio politico della regione, ha raggiunto livelli di sofisticazione e penetrazione territoriale che ne fanno una minaccia esistenziale per la democrazia e lo stato di diritto. I dati raccolti da InSight Crime documentano 121.695 omicidi nel 2024, equivalenti a un tasso di 20,2 morti violente per ogni centomila abitanti, quasi tre volte e mezzo superiore alla media mondiale. Questa violenza non rappresenta un fenomeno episodico o marginale, ma costituisce una caratteristica sistemica che condiziona profondamente la governabilità, la sicurezza dei cittadini e la qualità della democrazia in tutta la regione. Gli eventi di Rio de Janeiro nell'ottobre 2025, con almeno centotrentadue vittime in una singola giornata di violenza e il dispiegamento di duemilacinquecento effettivi delle forze dell'ordine, confermano drammaticamente questa tendenza. Il crimine organizzato latinoamericano ha sviluppato una capacità di adattamento, diversificazione economica e penetrazione territoriale che varia secondo gli incentivi locali, la debolezza istituzionale e l’efficienza della polizia dello Stato. Secondo i dati del Ministero dell'Interno ecuadoriano, le economie illegali più rilevanti includono il traffico di armi, con una movimentazione stimata di oltre un milione di dollari, e il contrabbando e commercio illecito, che raggiunge quasi trentanove milioni di dollari. Queste attività non generano solamente rendite criminali significative, ma erodono la raccolta fiscale, distorcono i mercati e approfondiscono la corruzione istituzionale. Il Banco Interamericano de Desarrollo documenta come il crimine organizzato si manifesti attraverso multiple economie illecite interconnesse, dalla tratta di persone vincolata alla migrazione forzata al controllo delle rotte migratorie da parte di organizzazioni armate, particolarmente evidenti nel Tapón del Darién e lungo il confine meridionale degli Stati Uniti. Nell'Amazzonia brasiliana, queste organizzazioni criminali alimentano la deforestazione e il traffico di fauna selvatica, approfondendo il danno ambientale e la conflittualità sociale. A questo si aggiunge il forte aumento dell'estorsione imprenditoriale, particolarmente acuto in Ecuador, dove questo crimine è cresciuto del quattrocento percento in quattro anni, concentrandosi in territori dominati da gruppi come Los Choneros, Los Lobos e Los Tiburones. Il Banco Mundial sottolinea come le organizzazioni criminali transnazionali partecipino a un'ampia gamma di attività illecite, con il contrabbando che equivale a circa il due percento del PIL regionale, dimensionando così il suo impatto macroeconomico devastante. Il crimine organizzato è inoltre progredito verso una crescente sofisticazione tecnologica, diversificandosi attraverso il cybercrimine, l'utilizzo di sistemi cifrati, applicazioni di messaggistica, droni e tecnologia GPS, strumenti che permettono di monitorare rotte, reclutare persone ed evadere l'azione delle autorità. Di fronte a questo scenario, diversi paesi hanno optato per risposte di inasprimento punitivo, combinando investimenti in infrastrutture carcerarie e militarizzazione del sistema penitenziario. Costa Rica e Perù esplorano modelli ispirati al CECOT di El Salvador (un carcere di massima sicurezza costruito nel quadro della lotta contro le bande armate che dominavano El Salvador), l'Ecuador avanza nella costruzione di due carceri di massima sicurezza, El Salvador consolida il CECOT con capacità per quarantamila detenuti, mentre gli Stati Uniti valutano persino la riapertura simbolica di Alcatraz come segnale di una politica di tolleranza zero. Sul fronte della violenza politica e dell'erosione democratica, il rapporto evidenzia come la violenza aumenti quando le istituzioni cessano di combattere la malavita sul territorio. Messico ed Ecuador illustrano chiaramente una prima forma di violenza associata alla cattura territoriale da parte del crimine organizzato, quando lo Stato non agisce come responsabile diretto del territorio, ma come autorità operante in aree dove la sovranità è in disputa. Durante il ciclo elettorale messicano del 2023-2024, Integralia Consultores ha documentato settecentottantadue aggressioni e trentaquattro assassinii di attori politici, cifre che evidenziano un meccanismo di selezione avversa mediante il quale le organizzazioni criminali impediscono o impongono candidature attraverso la violenza. L'Ecuador riproduce questa logica con un aumento sostenuto di attacchi contro sindaci e autorità locali, confermando che in ampie zone del paese l'autorità civile opera sotto una libertà condizionata dal crimine organizzato. La Colombia agisce come monito critico della vulnerabilità democratica di fronte alla violenza selettiva ad alto impatto. L'assassinio di Miguel Uribe Turbay, senatore del Centro Democrático e precandidato presidenziale, segna un punto di svolta nel ciclo elettorale del 2026. Dopo aver subito un attentato armato durante un comizio a Bogotá nel giugno 2025 ed essere deceduto nell'agosto dello stesso anno, la sua morte riattiva il trauma storico degli assassini eccellenti ed espone la capacità di veto degli attori violenti sull'offerta elettorale. All'estremo opposto si collocano Nicaragua e Venezuela, esponenti della violenza statale-istituzionale, dove la minaccia non sorge dall'assenza di Stato ma dalla sua cattura totalizzante da parte del potere politico. La vulnerabilità fiscale degli Stati latinoamericani costituisce un altro nodo critico. Bloomberg avverte che l'America Latina trascina un carico di debito pubblico sempre più difficile da gestire, caratterizzato da un elevato costo di finanziamento in un contesto internazionale meno favorevole. Secondo l'Instituto de Finanzas Internacionales, Brasile, Argentina e Bolivia mantengono un debito pubblico a livelli superiori all'ottanta percento del PIL, mentre Messico, Argentina, Perù, Brasile e Colombia accumulano congiuntamente circa sei trilioni di dollari di debito su base annuale. Il Brasile guida la classifica regionale con un valore pari all'ottantanove percento del PIL, seguito dall'Argentina con l'ottantacinque percento, dove la persistenza di sussidi extra-bilancio e l'elevato costo di finanziamento in valuta estera continuano a generare un carico fiscale difficile da invertire. La migrazione rappresenta un altro vettore critico di instabilità. Secondo la teoria di Kelly Greenhill sull'ingegneria della migrazione strategica, i flussi migratori non si gestiscono più prioritariamente sotto criteri umanitari o demografici, ma si strumentalizzano come attivi di negoziazione diplomatica o come valvole di sfogo economico e sociale. L'amministrazione messicana ha perfezionato l'uso del controllo migratorio come moneta di scambio di fronte agli Stati Uniti, mentre regimi come quelli di Venezuela, Nicaragua e Cuba utilizzano l'espulsione massiva di cittadini come strategia di sopravvivenza politica. Secondo R4V, più di sette milioni e settecentomila venezuelani si trovano sfollati, configurando una pressione demografica che obbliga gli Stati riceventi a sedersi al tavolo di negoziazione con il regime emittente, conferendogli una legittimità de facto. Conseguenze geopolitiche Le dinamiche descritte stanno ridefinendo profondamente gli equilibri geopolitici dell'America Latina, trasformando la regione da partner strategico a teatro di operazioni nella disputa globale tra grandi potenze. La cosiddetta "Dottrina Donroe", incorporata nella Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del dicembre 2025, rappresenta un'attualizzazione della Dottrina Monroe del 1823 sotto nuovi principi di dominazione diretta. L'operazione militare statunitense contro il Venezuela del gennaio 2026, culminata con la cattura di Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, segna l'inizio di una nuova fase nella politica emisferica dove l'emisfero occidentale, inclusa la Groenlandia, viene considerato sotto dominio diretto degli Stati Uniti. Come evidenzia il rapporto, nella strategia citata il termine "nostro emisfero" appare sei volte, segnalando un cambio radicale di approccio. Questa dottrina rappresenta una mutazione profonda: non si tratta più di promuovere la democrazia ma di assicurare risorse strategiche, imporre allineamenti geopolitici ed esercitare controllo su territori chiave in funzione della competizione globale con Cina e Russia. Il Venezuela si è trasformato nel primo laboratorio di questa dottrina, dove l'ampio dispiegamento navale e la cattura di Maduro hanno segnato la normalizzazione di una politica che subordina la legalità internazionale alla forza e privilegia la tutela politica e il controllo degli attivi energetici sulla sovranità e l'istituzionalità democratica. La novità non risiede unicamente nell'uso della coercizione, ma nel modello politico instaurato dopo l'intervento: Washington ha optato per un'amministrazione indiretta del potere, mantenendo strutture del chavismo sotto un'obbedienza condizionata a nuovi attacchi e marginalizzando l'opposizione democratica guidata da Edmundo González e María Corina Machado. La partnership strategica tra Russia e Cina nell'ambito latinoamericano rappresenta uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni, con implicazioni che si estendono ben oltre la regione polare. Mosca e Pechino hanno trovato nell'America Latina un terreno fertile per consolidare la propria collaborazione strategica, condividendo l'obiettivo di ridurre l'influenza occidentale e statunitense nella regione e di creare alternative ai sistemi di governance internazionale dominati dall'Occidente. Per la Russia, la collaborazione con la Cina offre capitali, tecnologie e mercati essenziali per lo sviluppo delle proprie posizioni strategiche. Per la Cina, la partnership con Mosca garantisce accesso privilegiato alle risorse energetiche e un ruolo nella governance di una regione che Pechino considera strategica per i propri interessi di lungo periodo. La Cina continuerà ad avanzare nella sua strategia di consolidamento geoeconomico in America Latina mediante investimenti, finanziamento e accordi commerciali, specialmente in transizione energetica, infrastrutture critiche, litio, rame, agricoltura e tecnologia digitale, come rivela il Policy Paper per l'America Latina pubblicato nel dicembre 2024. Tuttavia, un ambiente globale più polarizzato e Stati Uniti più assertivi potrebbero obbligare vari paesi latinoamericani a ricalibrare la loro relazione con Pechino, generando nuove tensioni politiche e dilemmi di allineamento strategico. I dati posteriori alla pandemia confermano un aumento significativo delle esportazioni latinoamericane verso la Cina: il Cile dirige circa il quaranta percento delle sue esportazioni verso la Cina, il Brasile intorno al trentadue percento, il Perù circa il trenta percento e l'Uruguay approssimativamente il ventiquattro percento. L'Unione Europea cerca di preservare e persino ampliare la propria presenza mediante l'entrata in vigore dell'Accordo Unione Europea-Mercosur, dopo venticinque anni di negoziazione. Sebbene persista incertezza rispetto alla sua implementazione piena, la sua messa in opera rappresenterà un punto di svolta nelle relazioni bi-regionali, con impatti significativi in settori come l'agricoltura, l'industria automobilistica, le energie rinnovabili e i servizi digitali. Per l'UE, questo accordo è anche uno strumento geopolitico per evitare una perdita addizionale di influenza di fronte a Stati Uniti e Cina. La competizione strategica tra Stati Uniti e Cina si è riconfigurata nelle relazioni politiche e di sicurezza in America Latina, con dinamiche differenziate per subregione: in Centroamerica e nei Caraibi predomina un'agenda di sicurezza, migrazione e controllo territoriale, mentre in America del Sud la disputa adotta un carattere geopolitico e geoeconomico, vincolato al controllo di risorse naturali strategiche, infrastruttura critica e catene di fornitura. Conseguenze strategiche Sul piano strategico-militare, l'America Latina del 2026 presenta una configurazione profondamente asimmetrica caratterizzata da crescenti pressioni esterne e limitata capacità di risposta coordinata. Il secondo anno della presidenza Trump determinerà in modo decisivo il contesto regionale, particolarmente attraverso le elezioni legislative di medio termine del novembre 2026, un processo che potrebbe riconfigurare il controllo del Congresso e condizionare direttamente la capacità dell'esecutivo statunitense di implementare la propria agenda. Le elezioni di medio termine costituiranno il momento più rilevante del calendario politico statunitense, determinando il grado di governabilità del presidente Trump per la seconda e ultima parte del suo mandato, l'orientamento della sua agenda legislativa e la stabilità dello scenario politico interno. Un risultato favorevole per i repubblicani rafforzerebbe un contesto nel quale gli Stati Uniti potrebbero esercitare una leadership emisferica più unilaterale, coercitiva e transazionale, con maggiori pressioni verso i governi latinoamericani. Al contrario, un arretramento repubblicano, particolarmente se implica la perdita di una delle camere o di entrambe, potrebbe aumentare l'incertezza, la polarizzazione e il margine di conflitto istituzionale dentro Washington, generando un ambiente più volatile e imprevedibile per la politica estera e, per estensione, per la relazione bilaterale e regionale con l'America Latina. La visita del presidente Trump a Pechino nell'aprile 2026 rappresenterà un momento con impatti sistemici sull'architettura economica e di sicurezza globale, con ripercussioni dirette sulla regione latinoamericana. Il Caribe emerge come un focus particolarmente sensibile di tensione regionale. L'intensificazione precedente della presenza navale e aerea degli Stati Uniti nella zona, formalmente per operazioni antidroga, è stata un antecedente diretto del risultato venezuelano e anticipa un ulteriore periodo di incertezza. La caduta del regime di Maduro apre un complesso processo di transizione politica con rischi di disordine interno, dispute tra fazioni e riconfigurazione di reti criminali, con effetti potenziali sulle rotte marittime, la sicurezza energetica e la continuità delle catene di fornitura regionali. Il Guardian e Reuters hanno ben documentato lo sviluppo dell’intervento statunitense con un progressivo rafforzamento militare nei Caraibi a partire da 2025, con presenza di bombardieri strategici, aerei da carico, aerei di pattugliamento, navi da combattimento incluso un portaerei, e almeno venti attacchi contro presunti narcotrafficanti. Sul fronte della frammentazione regionale, l'America Latina opera in uno scenario di crescente frammentazione istituzionale e diplomatica che limita la sua capacità di coordinamento regionale e di risposta a problemi transnazionali complessi. JP Morgan avverte che la divergenza ideologica tra governi, i cicli politici corti e la mancanza di convergenza sui modelli di sviluppo rendono difficile la costruzione di agende comuni. L'assenza di accordi minimi e di una "affectio societatis" tra i leader ha sviluppato in un approccio di "si salvi chi può", dove ogni paese affronta le sue sfide senza ricercare una maggiore gestione collettiva. I principali meccanismi di integrazione mostrano una capacità limitata per avanzare in modo coordinato: nel caso del Mercosur, le tensioni crescenti tra Brasile e Argentina hanno eroso la coesione del blocco, mentre l'Alleanza del Pacifico affronta anche limitazioni strutturali e diplomatiche che hanno ridotto la sua capacità di azione. La XVII Cumbre dei BRICS a Rio de Janeiro nel 2025 ha segnato un punto di svolta consolidando l'espansione del blocco e promuovendo una nuova architettura finanziaria globale. Bolivia, Cuba, Messico, Colombia, Uruguay e Cile sono stati invitati per affinità politiche, evidenziando l'ingresso della Colombia nel Nuovo Banco di Sviluppo. Tuttavia, la partecipazione latinoamericana ha ravvivato il dibattito sui costi geopolitici di avvicinamento ai BRICS. Il vertice CELAC-UE a Santa Marta in Colombia dello scorso novembre, ha approfondito questa percezione: solo otto di trentatré capi di Stato sono stati presenti, riflettendo un deterioramento nell'articolazione regionale. Le divisioni tra Argentina, Ecuador ed El Salvador, da un lato, e Brasile, Colombia, Cile e Messico, dall'altro, hanno impedito di consolidare una postura comune di fronte all'Europa. Conseguenze Marittime Sebbene il rapporto sul rischio politico dell'America Latina non si focalizzi direttamente sulle questioni marittime, le dinamiche commerciali e di sicurezza marittima hanno implicazioni significative per la regione. Il debilitamento del sistema internazionale e la ridefinizione del commercio globale impattano direttamente sui flussi marittimi che collegano l'America Latina con i mercati globali. Secondo UNCTAD, dopo una crescita vicina al 2,4 percento nel 2025, le proiezioni puntano a un'espansione di appena 0,5 percento nel 2026, come risultato diretto dell'impatto delle tariffe doganali e della maggiore incertezza commerciale. Dato che gli Stati Uniti rappresentano circa il tredici percento del commercio globale, le sue misure unilaterali stanno generando deviazioni di commercio verso mercati con migliori condizioni di accesso. Le tensioni in Medio Oriente, la prolungazione della guerra in Ucraina e l'aumento globale di barriere tariffarie hanno configurato un ambiente di alta incertezza internazionale, con impatti economici differenziati. In America Latina, questi effetti sono stati moderati ma diseguali. Alcune economie hanno sperimentato cadute nelle rimesse, con effetti diretti sul consumo interno, mentre la risposta di fronte alle tariffe è stata eterogenea. Argentina, Cile, Colombia e Perù hanno mostrato un maggiore dinamismo verso le esportazioni, mentre Brasile e Messico hanno registrato una crescita più contenuta. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno applicato una tariffa generale del dieci percento alla regione, escludendo i soci del T-MEC in settori strategici come agroindustria, elettronici ed elettrici, chimici, tessile-calzature, dispositivi medici e macchinari. Il Brasile ha affrontato un aumento temporaneo di tariffe fino al cinquanta percento per ragioni politiche, con posteriori riduzioni selettive in prodotti come carne bovina, vegetali, caffè e cacao. Il resto dei paesi latinoamericani è rimasto soggetto alla tariffa universale del dieci percento, in un contesto di negoziazioni ancora aperte e alta incertezza regolatoria. L'indice di rendimento dei container RWI/ISL mostra oscillazioni significative nel periodo 2020-2025, riflettendo la volatilità del commercio marittimo globale. Le esportazioni accumulate della Cina per destinazione evidenziano una redistribuzione dei flussi commerciali, con una riduzione verso Stati Uniti e Unione Europea e un aumento verso Asia e resto del mondo, pattern che influenza direttamente le rotte marittime latinoamericane. La questione di Panama assume rilevanza particolare in questo contesto. Donald Trump è arrivato ad affermare che la Cina "aveva il controllo" del Canale e ha minacciato di "recuperarne il controllo" per frenare i vicoli nel suo utilizzo. Il controllo delle rotte marittime strategiche, inclusi i passaggi come il Canale di Panama, diventa elemento centrale nella competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, con l'America Latina che si trova al centro di questa disputa. La vulnerabilità delle infrastrutture marittime critiche, dai cavi sottomarini per telecomunicazioni ai gasdotti, rappresenta un rischio crescente evidenziato drammaticamente dagli episodi di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, che hanno implicazioni dirette per la sicurezza energetica latinoamericana e la protezione delle sue infrastrutture offshore. Conseguenze per l'Italia Per l'Italia, gli sviluppi descritti nel rapporto sul rischio politico dell'America Latina presentano un quadro complesso di sfide e opportunità che richiedono un approccio strategico articolato e di lungo periodo. Sebbene geograficamente distante, l'Italia mantiene legami storici, culturali ed economici significativi con l'America Latina, con una diaspora italiana stimata in oltre sessanta milioni di persone di origine italiana distribuite in tutta la regione, particolarmente concentrata in Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela. Questi legami rappresentano un capitale relazionale e culturale che può essere mobilitato per rafforzare la presenza italiana nella regione in un momento di riconfigurazione degli equilibri geopolitici globali. Sul piano economico e commerciale, l'Italia ha interesse diretto nell'implementazione dell'Accordo UE-Mercosur, che dopo venticinque anni di negoziazione promette di creare il più grande spazio di libero scambio al mondo, con oltre settecento milioni di consumatori. Questo accordo aprirebbe opportunità significative per le esportazioni italiane, particolarmente in molti settori dell'industria nazionale, soprattutto della meccanica di precisione, del food processing e del design industriale, ambiti dove le imprese italiane godono di riconosciuta eccellenza. Tuttavia, l'accordo solleva anche preoccupazioni nel settore agricolo italiano, dove produttori di carni bovine, cereali e altri prodotti potrebbero affrontare una maggiore concorrenza da parte dei produttori sudamericani più competitivi in termini di costi. La crescente pressione degli Stati Uniti e della Cina sulla regione latinoamericana crea spazi e opportunità per attori europei come l'Italia che possono posizionarsi come partner alternativi o complementari, offrendo modelli di cooperazione meno condizionati politicamente e più orientati alla partnership paritaria. L'expertise italiana in settori come le energie rinnovabili, la gestione delle acque, l'economia circolare e la preservazione del patrimonio culturale può trovare applicazioni significative in un'America Latina che affronta sfide critiche di cambiamento climatico, stress idrico e necessità di transizione energetica. Imprese italiane come Enel, che già mantiene una presenza significativa in paesi come Cile, Perù, Colombia e Brasile nel settore delle energie rinnovabili, potrebbero espandere il loro footprint regionale. La fragilità fiscale degli Stati latinoamericani e le loro crescenti necessità di finanziamento per infrastrutture critiche rappresentano un'opportunità per istituzioni finanziarie italiane e per la Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbero strutturare meccanismi di finanziamento innovativi in partnership con organismi multilaterali come la Banca Interamericana di Sviluppo o la CAF-Banca di Sviluppo dell'America Latina. La presenza del crimine organizzato transnazionale, identificato come il principale rischio politico della regione, solleva preoccupazioni specifiche per l'Italia dato che organizzazioni criminali latinoamericane, particolarmente i cartelli messicani e colombiani, mantengono collegamenti operativi con la criminalità organizzata italiana, specialmente nel traffico di cocaina attraverso i porti italiani verso i mercati europei. La cooperazione in materia di sicurezza, intelligence e contrasto al crimine organizzato rappresenta quindi un'area dove l'expertise italiana, maturata attraverso decenni di lotta contro la mafia, può costituire un valore aggiunto significativo. Le forze dell'ordine italiane, particolarmente la Direzione Investigativa Antimafia e la Direzione Nazionale Antimafia, potrebbero intensificare gli scambi di informazioni e le operazioni congiunte con le controparti latinoamericane. Sul piano della politica migratoria, l'Italia condivide con diversi paesi latinoamericani l'esperienza di essere contemporaneamente paese di origine, transito e destinazione di flussi migratori, offrendo basi per un dialogo costruttivo su governance della migrazione, integrazione e cooperazione allo sviluppo come strumento di gestione delle cause profonde della migrazione forzata. La frammentazione regionale e la perdita di peso dell'America Latina a livello globale rappresentano una sfida per la diplomazia italiana, che tradizionalmente ha privilegiato l'approccio multilaterale e la cooperazione attraverso istituzioni internazionali. L'Italia potrebbe giocare un ruolo costruttivo nel facilitare il dialogo tra l'Unione Europea e i diversi blocchi latinoamericani frammentati, sfruttando la sua tradizionale capacità di mediazione e i suoi legami privilegiati con diversi paesi della regione attraverso la diaspora italiana. La questione della vulnerabilità climatica dell'America Latina offre un'ulteriore area di cooperazione, dove l'Italia può condividere tecnologie e best practices in materia di adattamento climatico, gestione del rischio idrogeologico e protezione del patrimonio culturale e naturale dalle conseguenze del cambiamento climatico. Conclusioni L'America Latina si affaccia al 2026 in una congiuntura storica particolarmente critica, caratterizzata dalla convergenza di molteplici crisi che si rafforzano reciprocamente e che mettono alla prova la resilienza istituzionale, la coesione sociale e la capacità di adattamento strategico della regione. Il rapporto "Riesgo Político América Latina 2026" delinea con lucidità analitica un quadro dove il crimine organizzato transnazionale ha raggiunto livelli di penetrazione territoriale e sofisticazione operativa che ne fanno una minaccia esistenziale per lo stato di diritto e la democrazia. La violenza strutturale, con tassi di omicidio tre volte e mezzo superiori alla media mondiale, non rappresenta semplicemente un problema di sicurezza pubblica ma configura una sfida sistemica alla governabilità democratica che richiede risposte integrate che vadano ben oltre l'approccio punitivo e carcerario. La fragilità fiscale degli Stati latinoamericani, con livelli di debito pubblico che in alcuni casi superano l'ottanta percento del PIL e costi di finanziamento in crescita, limita drasticamente i margini di manovra dei governi proprio nel momento in cui sarebbero necessari investimenti massicci in infrastrutture, servizi sociali e programmi di inclusione per rispondere alle crescenti aspettative cittadine. Questa vulnerabilità fiscale si combina con una crisi di legittimità istituzionale profonda, dove la sfiducia verso i politici, i partiti e le istituzioni democratiche alimenta cicli di protesta, volatilità elettorale e aperture verso soluzioni autoritarie o populiste che promettono ordine e efficienza a scapito dei principi democratici fondamentali. La strumentalizzazione politica della migrazione, utilizzata simultaneamente come valvola di sfogo da regimi autoritari che esportano dissidenza, come moneta di scambio nelle negoziazioni diplomatiche e come arma elettorale attraverso narrative xenofobe, rappresenta un fattore di instabilità destinato ad intensificarsi nel 2026. La crescente pressione degli Stati Uniti e della Cina sulla regione, esemplificata dalla "Dottrina Donroe" americana e dall'espansione geoeconomica cinese, costringe i paesi latinoamericani a navigare in un ambiente geopolitico sempre più polarizzato dove i margini per l'autonomia strategica si riducono progressivamente. La frammentazione regionale, evidenziata dal fallimento dei meccanismi di integrazione tradizionali e dall'incapacità di articolare risposte coordinate alle sfide transnazionali, condanna l'America Latina a un'irrilevanza crescente negli equilibri globali proprio quando la sua ricchezza di risorse naturali strategiche la renderebbe potenzialmente un attore centrale nella transizione energetica e nella riconfigurazione delle catene di valore globali. Di fronte a questo scenario complesso, il rapporto suggerisce implicitamente la necessità di un cambio di paradigma che privilegi la cooperazione sulla frammentazione, la costruzione istituzionale di lungo periodo sulle soluzioni di breve respiro elettorale, e l'autonomia strategica sulla subordinazione alle grandi potenze. Per l'Italia e l'Europa, l'America Latina del 2026 rappresenta simultaneamente una sfida e un'opportunità: la sfida di confrontarsi con una regione sempre più instabile e imprevedibile, ma anche l'opportunità di posizionarsi come partner affidabile e meno condizionante rispetto alle superpotenze in competizione. La capacità dell'America Latina di trasformare le sue vulnerabilità in punti di forza, sfruttando la finestra di opportunità offerta dalla riconfigurazione geoeconomica globale, determinerà non solo il destino della regione ma avrà ripercussioni significative sugli equilibri globali del ventunesimo secolo. 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