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OHi Mag Report Geopolitico nr. 243 Sintesi geopolitica e raffronto con il concetto di Mediterraneo Globale Genesi e fondamento storico del Mediterraneo Allargato Il concetto di "Mediterraneo Allargato" nasce negli anni '80 del secolo scorso all'interno dell'Istituto di Guerra Marittima (IGM) di Livorno, nel contesto delle lezioni di strategia tenute dal Capitano di Vascello Pier Paolo Ramoino. L'esigenza era quella di individuare un "ambiente geografico limitato", ossia uno scenario operativo entro il quale pianificare strategie e studiare i ruoli delle potenze, sia globali che regionali, in un teatro di riferimento per la Marina Militare. Il termine acquisì una definizione formale soltanto successivamente, quando l'istituto si trasferì a Venezia assumendo la denominazione di Istituto di Studi Militari Marittimi (ISMM) e in seno alla redazione della Dottrina Marittima Nazionale. In quel contesto, il Mediterraneo Allargato venne definito come "il Teatro Operativo Marittimo di principale interesse nazionale, comprendente tutti quei Paesi verso i quali l'Italia definisce una propria unitaria e indipendente strategia di sicurezza". I termini chiave della definizione – "unitaria" e "indipendente" – non erano casuali: essi esprimevano la volontà di costruire una strategia nazionale capace di affrancarsi dai condizionamenti imposti dalle potenze alleate, in particolare Francia e Gran Bretagna, che nel dopoguerra avevano limitato ogni proiezione italiana nel Mediterraneo e nel Nord Africa. Il concetto consentiva altresì di coinvolgere le diverse anime della politica estera italiana dell'epoca – la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e la Chiesa Cattolica – attorno a valori condivisi come il terzomondismo, l'anticolonialismo e i principi della Populorum Progressio di Paolo VI. La nascita del concetto non fu casuale nemmeno dal punto di vista operativo. Il 1979 rappresentò un anno di svolta: il 6° Gruppo Navale compì il giro del mondo, aprendo relazioni politico-economiche con la Cina e l'America Latina, mentre l'8° Gruppo Navale operò nel Mar Cinese Meridionale per soccorrere i profughi vietnamiti. Nel corso degli anni '80, la Marina fu poi coinvolta in numerose missioni fuori area, dallo sminamento del Mar Rosso alla protezione del traffico mercantile nel Golfo Persico durante la guerra Iran-Iraq, fino alle operazioni in Libano. Questo ampliamento progressivo dell'operatività navale rispecchiava una più ampia trasformazione della cultura strategica italiana. Pensatori come l'Ammiraglio Romeo Bernotti, fondatore dell'IGM, e l'Ammiraglio Virgilio Spigai avevano già da tempo elaborato una visione marittima degli interessi nazionali, legando strettamente economia, politica estera e potere navale. La Legge Navale del 1975, fortemente voluta dall'Ammiraglio Gino De Giorgi come Capo di Stato Maggiore della Marina, tradusse questa visione in una concreta capacità operativa, ampliando l'autonomia della flotta e ridefinendo il perimetro di riferimento strategico. Il Teatro Operativo del Mediterraneo Allargato Il Mediterraneo Allargato, nella sua configurazione iniziale, comprendeva non solo il bacino del Mediterraneo geografico e del Mar Nero, ma si estendeva nell'Oceano Atlantico da Gibilterra fino al confine tra Marocco e Mauritania, e nell'Oceano Indiano dal confine tra Iran e Pakistan a quello tra Somalia e Kenya. Si tratta, dunque, di un'area definita più in termini geopolitici che geografici, strutturata attorno a tre elementi fondamentali:
In questa chiave, il concetto di Mediterraneo Allargato si ricollega alla tradizione delle potenze marittime per eccellenza – Fenici, Ateniesi, Veneziani – che non cercavano di dominare i luoghi, ma di tenere libere le reti di comunicazione commerciale, instaurare rapporti consociativi nei nodi portuali (hub) e irradiare il proprio potere economico verso l'esterno, ben oltre i confini geografici del bacino. Il Mediterraneo Allargato rappresentò dunque, per l'Italia del secondo dopoguerra, la prima vera elaborazione autonoma di un concetto geopolitico da cui poteva scaturire una strategia marittima nazionale, capace di superare le restrizioni imposte dalla condizione di potenza sconfitta e di collocare il Paese al centro di una proiezione politico-economica verso il Levante, il Nord Africa e il Medio Oriente. Il superamento del paradigma. "Oltre il Mediterraneo Allargato" Già a metà degli anni '90 del secolo XX, il rapido evolversi della situazione internazionale – la fine della Guerra Fredda, la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la globalizzazione dei mercati – rese evidente che il Mediterraneo Allargato, pur efficace e riconosciuto, era ormai divenuto "troppo stretto". L'IGM/ISMM elaborò allora un nuovo concetto, denominato "Oltre il Mediterraneo Allargato", con l'obiettivo di adattare il quadro di riferimento strategico alle nuove ambizioni nazionali. Due linee di pensiero emersero con particolare forza. La prima, di natura essenzialmente continentale, puntava verso il Caucaso e l'Asia Centrale, sfruttando il vuoto di potere lasciato dalla Russia post-sovietica e le opportunità legate alle fonti di approvvigionamento energetico. La seconda, di carattere marittimo, proiettava gli interessi italiani verso l'America Latina, l'Africa subsahariana e l'Asia Sud-Orientale, seguendo tre grandi direttrici: euro-americana, euro-africana ed euro-asiatica. La giustificazione strategica di questo allargamento era fondata su una consapevolezza precisa: gli interessi nazionali italiani non risiedevano più soltanto nella sovranità territoriale intesa in senso classico, ma nella protezione del "cordone ombelicale" che unisce le economie di trasformazione alle materie prime e ai mercati di sbocco. La sicurezza dell'Italia dipendeva, in questa visione, dalla libertà di navigazione e dalla stabilità delle rotte commerciali ben al di là del bacino mediterraneo. Emergeva anche una preoccupazione di fondo rispetto alla tendenza europea a spostarsi verso nord, marginalizzando i Paesi del Mediterraneo e lasciando l'Italia senza adeguata copertura strategica nelle aree di maggior interesse. Si rendeva dunque indispensabile un'azione autonoma, capace di instaurare rapporti privilegiati con potenze regionali chiave come Brasile, India e Nigeria – individuate come partner geo-strategicamente ideali per sostenere la proiezione italiana non solo al di fuori del Mediterraneo Allargato, ma anche rappresentare un punto logistico che consentisse di allargare lo sguardo oltre questi limiti. Queste intuizioni non rimasero mere elaborazioni teoriche: negli anni successivi, l'Italia instaurò effettivamente nuovi legami con Brasile, India e Nigeria, rafforzando i legami diplomatico-militari marittimi e intensificando le visite istituzionali. Il pensiero strategico dell'IGM/ISMM era diventato parte di un disegno geopolitico recepito a livello governativo. Conseguenza di ciò fu una nuova definizione del concetto di Mediterraneo Allargato che andò a comprendere anche l’oceano Indiano occidentale verso oriente e le coste occidentali dell’Africa sino al Golfo di Guinea. Per agevolare la comprensione di questo nuovo concetto basta guardare la figura utilizzata in questo saggio che rappresenta la vision finale a cui riferirsi. La nascita dell'Infinito Mediterraneo: un nuovo spazio geopolitico L'evoluzione del pensiero strategico italiano ha trovato la sua espressione più compiuta nel concetto di "Infinito Mediterraneo", elaborato dal Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima (CeSMar). Esso rappresenta il superamento definitivo del concetto di Mediterraneo Allargato e di "Oltre il Mediterraneo Allargato" (divenuti la stessa cosa nella nuova definizione di Mediterraneo allargato) e risponde all'esigenza di una visione omnicomprensiva capace di tener conto non solo degli interessi nazionali tradizionali, ma anche dei nuovi fattori ambientali: la globalizzazione, i cambiamenti climatici, l'evoluzione tecnologica e i nuovi equilibri geopolitici globali. Il punto di partenza è la constatazione che il Mediterraneo Allargato aveva raggiunto i propri limiti fisici e concettuali: ampliarlo ulteriormente avrebbe snaturato il significato stesso di Teatro Operativo. Si è quindi preferito elaborare un concetto di natura diversa, non un teatro operativo ma una "forma mentis", una proiezione di volontà e capacità che si irradia dal Mediterraneo verso l'esterno, inglobando progressivamente le aree geografiche rilevanti per la politica estera italiana. Le aree di proiezione identificate sono: l'Artico e l'Oceano Artico (inteso come Mediterraneo del Nord), la Russia e l'Asia Centrale, l'Asia Sud-orientale, l'Africa Meridionale (la parte del continente esclusa dal Mediterraneo Allargato), l'America Latina e l'Antartide. Rappresentando queste direttrici su un planisfero mediterraneo-centrico, la figura risultante richiama il simbolo matematico dell'infinito (∞) – da cui il nome del concetto. Il riferimento al filosofo Jean Grenier – maestro di Albert Camus – arricchisce la dimensione concettuale: per Grenier, il Mediterraneo è "uno spazio breve che suggerisce l'infinito". Controllare lo spazio breve – il Mediterraneo e le sue adiacenze – consente l'irraggiamento verso l'infinito, ossia verso gli spazi esterni al bacino. In questa visione, il Mediterraneo non è un limite geografico ma un centro propulsivo, un hub da cui si irradiano le capacità e la volontà politica dell'Italia verso il mondo intero. Dal punto di vista geopolitico, il concetto riprende e aggiorna le categorie classiche di Heartland e Rimland teorizzate da Mackinder. L'Infinito Mediterraneo è strutturato attorno a una serie di "mezzelune" (crescent), simbolo di mackinderiana memoria, suddivise in tre categorie:
Articolazione funzionale dell'Infinito Mediterraneo Per rendere operativo il concetto di Infinito Mediterraneo senza cadere nella trappola dell'over-extension strategica – efficacemente sintetizzata dal principio "chi è ovunque, non è in alcuna parte" – il CeSMar ha proposto una suddivisione in tre ambiti funzionali, ciascuno con caratteristiche e missioni distinte. Teatri Operativi Marittimi Nazionali Corrispondono all'attuale estensione del Mediterraneo Allargato e comprendono il Mediterraneo Centrale, Orientale e Occidentale, il Golfo di Guinea e l'Oceano Indiano Occidentale. Sono gli spazi in cui la Difesa nazionale deve essere costantemente presente, con capacità di proiezione entro i 500 km dalla linea di costa. La Marina Militare svolge qui un ruolo guida, grazie alla sua vocazione expeditionary, mentre l'Aeronautica Militare è preponderante per la difesa del Mediterraneo Centrale e l'Esercito mantiene i rapporti con i Paesi locali e garantisce il controllo litoraneo nei teatri orientali. Teatri di Proiezione Strategica Nazionale Costituiscono il "valore aggiunto" dell'Infinito Mediterraneo: trascendono la dimensione prettamente militare per esprimere gli interessi nazionali trasversali – ricerca scientifica, scambi commerciali, evoluzione tecnologica, influenza culturale. Comprendono l'Artico, l'Asia Sud-Orientale, l'Africa Meridionale, l'America Latina e l'Antartide. In ciascuna di queste aree, la Marina Militare è l'asse portante della proiezione italiana, affiancata in misura variabile dall'Esercito e dall'Aeronautica. Alcune di queste aree meritano una menzione specifica per la loro rilevanza attuale. L'Artico sta diventando un teatro di crescente importanza: lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte commerciali (il Passaggio a Nord-Est), rende accessibili le ingenti risorse minerarie sottomarine e comporta una progressiva militarizzazione. L'Africa Sub-sahariana ospita interessi strategici italiani di primissimo piano, con ENI che da sola rappresenta il 10% della produzione petrolifera del continente. L'America Latina è un'area di forte proiezione culturale italiana, con opportunità commerciali e di cooperazione nel settore della difesa ancora largamente inesplorate. Lo Heartland La Russia continentale e i Paesi dell'Asia Centrale costituiscono il terzo ambito. In questo spazio, la proiezione italiana assume una valenza prevalentemente legata alla sicurezza internazionale e al contenimento delle instabilità. L'Italia non ha legami storici particolari con quest'area (ad eccezione del Caucaso e del Caspio), ma può presentarsi come partner credibile e terzo rispetto ai principali attori in competizione, sfruttando la sua posizione di potenza mediterranea con aperture eurasiatiche. I nuovi fattori che giustificano l'Infinito Mediterraneo L'Infinito Mediterraneo non è soltanto un aggiornamento cartografico degli interessi nazionali: esso risponde a trasformazioni profonde dell'ambiente geopolitico e tecnologico che rendono inadeguati i vecchi paradigmi. Quattro fattori in particolare ne giustificano la rilevanza. Cambiamenti climatici e nuove rotte Il progressivo scioglimento dei ghiacci artici sta rendendo praticabili nuove rotte marittime che potrebbero modificare radicalmente gli equilibri del trasporto commerciale globale. Il Passaggio a Nord-Est, collegando i porti dell'Asia nord-orientale con quelli dell'Europa settentrionale, potrebbe ridurre significativamente i tempi di navigazione rispetto al percorso tradizionale via Suez e Gibilterra, con potenziali ricadute sul traffico nel bacino mediterraneo e sulla centralità dei suoi scali. L'Italia, come potenza marittima mediterranea, è direttamente interessata a governare questi cambiamenti. Evoluzione tecnologica e nuove dimensioni del controllo I nuovi sistemi di comando e controllo, i droni, i missili da crociera, i satelliti e la cyber-difesa consentono oggi anche alle medie potenze di controllare spazi fisici e digitali di considerevole estensione. Il concetto tradizionale di zona di influenza – un tempo legato alla gittata delle artiglierie costiere – viene oggi ridefinito dalle capacità informative (soft power) e dalla proiezione di forza a distanza (hard power). Emblematico il caso del drone cinese Rainbow CH-5, con un raggio di impiego di 10.000 km. In questo scenario, "conoscere" e "proiettare" diventano azioni sempre più integrate, permettendo il controllo di un territorio al di fuori dei tradizionali vincoli spaziali e temporali. L'infrastruttura dei cavi sottomarini Il bacino mediterraneo è attraversato da una vasta rete di cavi sottomarini che collegano l'Asia Sud-orientale e l'Australia con l'Europa, attestandosi prevalentemente sui terminali italiani (Sicilia) e francesi (Marsiglia). L'Italia occupa una posizione di leadership nel settore, con Prysmian Group che produce i cavi a più alta densità di fibre ottiche al mondo. L'hub neutrale Open Hub Med di Carini (Palermo) ha sottratto l'esclusiva a Marsiglia per la distribuzione del traffico dati verso Europa e Africa. "Allargare" il Mediterraneo può dunque essere interpretato anche come capacità di incrementare le interconnessioni digitali del bacino con il resto del mondo. Multipolarismo e riposizionamento degli attori globali La crescente competizione tra USA, Cina e Russia sta ridisegnando le sfere di influenza globali. In Africa, la presenza cinese si è espansa rapidamente, sfidando il tradizionale predominio europeo. In America Latina, l'influenza statunitense ha perso terreno a vantaggio sia della Cina che dell'Unione Europea. Nel Mediterraneo Orientale, Turchia, Egitto, Israele e Grecia portano avanti ambiziosi piani di riarmo. In questo contesto di crescente instabilità e ridistribuzione del potere, l'Italia non può permettersi di limitare la propria visione strategica al perimetro del Mediterraneo Allargato classico. Raffronto tra Infinito Mediterraneo e Mediterraneo Globale La riflessione strategica italiana contemporanea ha prodotto, in parallelo al concetto di Infinito Mediterraneo, un'altra elaborazione concettuale di grande rilevanza: il "Mediterraneo Globale", frutto forse dell'analisi del Capitano di Vascello Manuel Moreno Minuto (che aveva parlato di Mediterraneo globalizzato) e formalizzato a livello istituzionale dal Governo Meloni, in particolare nel contesto dei Rome MED Dialogues 2024. I due concetti condividono radici comuni e ambizioni convergenti, ma si distinguono per origini, metodologia e sfumature di contenuto. Prospettive comuni Entrambi i concetti condividono una visione di fondo: il Mediterraneo non è un mare chiuso né una realtà periferica, ma il centro propulsivo di una proiezione geopolitica italiana verso il mondo. Entrambi rifiutano l'idea di un'Italia "passiva" o relegata a una dimensione economica puramente regionale. Entrambi riconoscono che gli interessi nazionali italiani – energetici, commerciali, culturali e di sicurezza – si estendono ben oltre il bacino mediterraneo e richiedono un approccio strategico globale. Sul piano geopolitico, entrambi i concetti valorizzano la posizione geografica dell'Italia come "cerniera" tra continenti: Europa, Africa e Asia si incontrano idealmente nel Mediterraneo, e l'Italia, al centro del bacino, è naturalmente posizionata per svolgere un ruolo di mediazione, connessione e proiezione. Entrambi identificano nelle rotte energetiche, nei flussi commerciali e nella stabilità delle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo le priorità strategiche del Paese. Sia l'Infinito Mediterraneo che il Mediterraneo Globale riconoscono, infine, che la Marina Militare è lo strumento privilegiato della proiezione italiana, grazie alla sua vocazione expeditionary, alla capacità di naval diplomacy e alla possibilità di "spostare il territorio nazionale sulle proprie navi", come efficacemente sintetizza Minuto. Differenze di impostazione e contenuto La prima differenza significativa riguarda l'origine e la natura dei due concetti. L'Infinito Mediterraneo nasce in ambito dottrinale-militare (IGM, ISMM, CeSMar) e mantiene una forte connotazione geostrategica e operativa: è pensato come strumento di pianificazione, che si traduce in teatri operativi, missioni concrete e ripartizione dei compiti tra le Forze Armate. Il Mediterraneo Globale, invece, è un concetto a vocazione prevalentemente politico-istituzionale, elaborato per fornire un quadro di riferimento alla politica estera del Governo e comunicare l'ambizione italiana sulla scena internazionale. La seconda differenza riguarda il focus tematico. L'Infinito Mediterraneo è articolato in modo omnicomprensivo, integrando dimensioni militari, economiche, tecnologiche, climatiche e culturali in un unico quadro analitico. Il Mediterraneo Globale tende invece a enfatizzare in modo particolare la dimensione geoeconomica ed energetica, riflettendo le priorità del Piano Mattei per l'Africa e la visione dell'Italia come hub energetico e logistico tra Europa e Africa. La terza differenza riguarda il rapporto con le alleanze. L'Infinito Mediterraneo, pur riconoscendo la centralità della NATO e delle partnership europee, insiste sulla necessità di autonomia strategica italiana e sulla capacità di agire in modo indipendente quando gli interessi nazionali lo richiedano. Il Mediterraneo Globale, nella sua versione istituzionale, tende a presentare l'Italia come protagonista del quadro multilaterale europeo e atlantico, più che come potenza autonoma. La quarta differenza riguarda il perimetro geografico di riferimento. L'Infinito Mediterraneo è strutturalmente aperto e adattabile, concepito come un sistema dinamico che si espande in funzione degli interessi nazionali; il simbolo dell'infinito ne esprime proprio la natura di continuo divenire. Il Mediterraneo Globale ha, invece, una struttura più definita, centrata sul triangolo Europa-Africa-Asia e sull'idea dell'Italia come piattaforma strategica. Verso una strategia marittima nazionale
Il percorso che va dal Mediterraneo Allargato all'Infinito Mediterraneo è, in ultima analisi, la storia di una maturazione strategica. Partendo da un concetto operativo elaborato nell'ambito di un istituto di formazione militare, l'Italia ha progressivamente costruito una visione geopolitica ambiziosa e coerente, capace di collocare il Paese al crocevia dei principali assi di forza del sistema internazionale contemporaneo. Il Mediterraneo Allargato rimane valido come teatro operativo di riferimento: esso definisce lo spazio primario di sicurezza e interesse nazionale italiano, entro cui la Difesa deve saper operare in autonomia, garantire la libertà di navigazione e proteggere le linee di comunicazione marittime. Il suo valore atemporale è dimostrato dalla sua sopravvivenza e diffusione nel dibattito strategico italiano per oltre quattro decenni. L'Infinito Mediterraneo è, come suggerisce la metafora matematica, la "derivata" del Mediterraneo Allargato: ne descrive la progressione, l'andamento, la tendenza. Non sostituisce il vecchio concetto, ma lo integra e lo supera, proiettando la visione italiana su una scala genuinamente globale. È un concetto duttile, aperto al cambiamento, capace di recepire le trasformazioni dell'ambiente geopolitico – dai cambiamenti climatici al multipolarismo, dalla rivoluzione digitale alla competizione nell'Artico – senza perdere la sua centralità mediterranea. Il Mediterraneo Globale, nella sua versione istituzionale, si colloca come il volto politico e diplomatico di questa stessa ambizione. Esso traduce la visione strategica dell'Infinito Mediterraneo in un linguaggio accessibile alla sfera politica e comunicabile sulla scena internazionale. Le due concettualizzazioni sono pertanto complementari: l'una fornisce il quadro analitico e operativo, l'altra la narrativa politica. Perché questa visione possa tradursi in realtà, tuttavia, è necessario che si compiano alcune condizioni. La prima è la volontà politica: come ricorda il documento, è essa la fondamenta più importante su cui può nascere un'idea strategica. La seconda è la coerenza tra ambizioni e capacità: il rischio di "diluire" la forza inseguendo obiettivi ubiqui è reale, e il principio "No willingness without capabilities" rimane un monito permanente. La terza è la costruzione di una cultura strategica marittima radicata nella società italiana, non solo nell'ambito militare. In questo senso, il percorso dal Mediterraneo allargato degli anni ‘80 all'Infinito Mediterraneo rappresenta qualcosa di più di una semplice evoluzione dottrinale: è la testimonianza della capacità italiana di pensare strategicamente, di guardare oltre l'orizzonte immediato e di immaginare un ruolo per il Paese che sia all'altezza della sua storia, della sua posizione geografica e delle sue potenzialità. Un'Italia che controlli lo "spazio breve" del suo Mediterraneo potrà davvero irradiare la propria influenza verso l'infinito.
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