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OHi Mag Report Geopolitico nr. 181 La Zona Grigia, Nuovo Fulcro della Competizione Globale Introduzione La competizione per la sicurezza internazionale nel ventunesimo secolo si sta giocando sempre più in quella che gli analisti definiscono la "zona grigia": una categoria di azioni aggressive che, pur minacciando aspetti fondamentali della sovranità statale, evitano deliberatamente di superare la soglia dell'uso della forza armata. Come evidenziato nell'approfondita analisi di Richard W. Maass, intitolata Legal Deterrence by Denial, questa dinamica conferisce un pericoloso vantaggio strategico all'aggressore, lasciando gli stati difensori di fronte a un dilemma quasi irrisolvibile: subire perdite relative o rischiare un'escalation militare dagli esiti imprevedibili e potenzialmente catastrofici. Il diritto internazionale, che per oltre un secolo ha cercato di regolamentare la guerra, si trova oggi paradossalmente a costituire i confini stessi di questa zona d'ombra. Il presente saggio, traendo spunto dal lavoro di Maass, esplorerà la natura della zona grigia, le sue implicazioni geopolitiche e strategiche, con un focus particolare sul dominio marittimo, e le conseguenze per un attore come l'Italia. Verrà infine presentata la soluzione proposta dall'autore: una strategia di "deterrenza legale per negazione", concepita per privare l'aggressione nella zona grigia del suo principale vantaggio, rendendola più costosa e meno probabile di avere successo. I fatti raccontati nell’articolo Nel suo saggio, Richard W. Maass definisce la "zona grigia" come una categoria di azioni aggressive che si collocano deliberatamente al di sotto della soglia della guerra convenzionale. Queste attività, che includono la disinformazione, i sabotaggi, gli attacchi informatici, l'uso di forze per procura o la strumentalizzazione dei flussi migratori, sono caratterizzate da tre elementi fondamentali: l'impiego di mezzi non convenzionali, l'utilizzo di modalità ambigue per evitare un'attribuzione certa e il perseguimento di fini limitati per non provocare una reazione militare massiccia. L'autore sottolinea come questo approccio sia particolarmente attraente per le potenze revisioniste che, per ragioni di deterrenza nucleare o di interdipendenza economica, preferiscono evitare un conflitto aperto. Esempi contemporanei citati includono le azioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale attraverso le sue milizie marittime, l'interferenza della Russia nelle elezioni statunitensi e la strumentalizzazione della migrazione da parte della Bielorussia contro l'Unione Europea. Il problema fondamentale, secondo Maass, risiede nel fatto che il diritto internazionale attuale è strutturalmente impreparato ad affrontare questa sfida. Il diritto umanitario e la Carta delle Nazioni Unite si fondano su una distinzione netta tra tempo di pace e tempo di guerra, identificando l' "attacco armato" come il presupposto che legittima la risposta militare in autodifesa. Lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, a sua volta, definisce il "crimine di aggressione" come "l'uso della forza armata" contro la sovranità, l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di un altro stato. Questa focalizzazione sulla forza armata crea, di fatto, un vuoto normativo. Le attività della zona grigia, pur violando lo spirito di questi principi, ne rispettano la lettera, configurando un caso di "evasione della norma". In questo modo, il diritto internazionale, concepito per prevenire la guerra, finisce per abilitare una forma di aggressione strisciante e destabilizzante. Questa situazione, evidenzia l'autore, conferisce l'iniziativa strategica all'aggressore, costringendo il difensore a un dilemma paralizzante: accettare una perdita o rischiare di apparire come colui che scatena la guerra, con tutti i costi politici e materiali che ne derivano. Conseguenze Geopolitiche Le implicazioni geopolitiche dell'ascesa della zona grigia, come analizzato da Maass, sono profonde e pervasive. Per l’autore la conseguenza più evidente è l'erosione sistematica dei principi cardine dell'ordine internazionale unipolare: la sovranità statale, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica. Ogni attacco informatico a un'infrastruttura critica, ogni campagna di disinformazione che inquina un processo elettorale, ogni incursione di "pescherecci" in acque contese è un attacco diretto a questi principi, condotto però in modo tale da rendere una risposta forte politicamente insostenibile. Questo crea un ambiente internazionale più instabile e imprevedibile, dove la fiducia tra gli stati si logora e la cooperazione diventa più difficile. Questo stato di cose apparentemente avvantaggia intrinsecamente le potenze revisioniste, come la Cina e la Russia, che cercano di modificare lo status quo a proprio favore senza innescare un confronto militare diretto con gli Stati Uniti e i loro alleati, sebbene l’uso di azioni - che rientrano nella categoria indicata - è anche di attori teoricamente non revisionisti, proprio in funzione del mantenimento dello status quo a loro favore. Per tutti la zona grigia diventa lo strumento importante per condurre una "guerra con mezzi inattaccabili sia legalmente sia politicamente". Permette di applicare la cosiddetta "strategia del salame[1]", ottenendo guadagni incrementali e cumulativi che, presi singolarmente, non giustificano una guerra, ma che nel tempo possono alterare radicalmente gli equilibri di potere regionali. Maass evidenzia come queste strategie attacchino le "cuciture" dell'ordine internazionale, ovvero quegli ambiti geografici o tematici dove le norme sono meno formalizzate e la determinazione dei difensori è più incerta. Apparentemente le democrazie liberali e le potenze status-quo si trovano in una posizione di svantaggio strutturale. La loro apertura, la libertà di espressione e la complessità dei processi decisionali le rendono più vulnerabili alla disinformazione e alle ingerenze. Inoltre, la loro opinione pubblica è generalmente avversa al rischio di escalation militare, un fattore che gli aggressori della zona grigia sfruttano abilmente. La conseguenza geopolitica è un lento ma costante arretramento dell'influenza occidentale e un aumento della sfiducia tra gli alleati, che possono percepire una mancanza di risolutezza nel rispondere a queste minacce ambigue. Si innesca così una pericolosa dinamica di "lawfare", una battaglia legale e narrativa in cui l'aggressore cerca di legittimare le proprie azioni sfruttando le ambiguità del diritto stesso. Conseguenze Strategiche Dal punto di vista strategico, il fenomeno della zona grigia segna il fallimento della dottrina della deterrenza classica. Come spiega Maass, la "deterrenza per punizione" (deterrence by punishment), che si basa sulla minaccia di una rappresaglia devastante, perde la sua credibilità di fronte ad aggressioni che non superano la soglia dell'attacco armato. Minacciare una guerra per rispondere a una campagna di disinformazione o a una disputa sulla pesca appare sproporzionato e, pertanto, non credibile. Questo rovescia il dilemma strategico: la linea rossa tracciata dal diritto internazionale per scoraggiare le guerre di aggressione finisce per scoraggiare anche le guerre di ritorsione, lasciando il campo libero all'aggressore. Di fronte a questa impasse, Maass propone un cambio di paradigma, abbracciando la logica della "deterrenza per negazione" (deterrence by denial). L'obiettivo non è più minacciare una punizione ex post, ma rendere l'aggressione meno attraente fin dall'inizio, aumentandone i costi iniziali e riducendone le probabilità di successo. Questa logica deve essere tradotta in una nuova architettura legale. L'autore articola questa strategia in tre passaggi fondamentali. Il primo è definire chiaramente un concetto legale di "aggressione nella zona grigia", come l'uso di mezzi non armati contro la sovranità di uno stato. Questo creerebbe uno stigma inequivocabile e un punto di riferimento per la collaborazione internazionale. Il secondo passo è criminalizzare i mezzi specifici utilizzati, come il sabotaggio informatico o la manipolazione dei dati. Ciò permetterebbe di perseguire penalmente gli agenti individuali che conducono queste operazioni, costringendo gli stati mandanti a investire più risorse per proteggerli e aumentando i rischi per i decisori politici stessi. Il terzo e ultimo pilastro è sviluppare nuovi meccanismi legali di collaborazione per facilitare la condivisione di intelligence (fondamentale per attribuire con certezza la responsabilità di un'azione) e per snellire l'applicazione della legge a livello transnazionale. In sostanza, la strategia non mira a legittimare risposte militari, ma a creare un sistema di resilienza legale e operativa che neghi all'aggressore il successo delle sue operazioni. Questo approccio, conclude Maass, è analogo a quanto la NATO sta già facendo in campo militare con il concetto di "deter and defend forward", e rappresenterebbe la trasposizione di questa logica difensiva nel dominio del diritto. Conseguenze Marittime Il dominio marittimo, come emerge dall'analisi di Maass, è uno dei teatri privilegiati per le operazioni nella zona grigia. Le vaste distese oceaniche, la difficoltà di monitoraggio costante e l'ambiguità giuridica di molte aree lo rendono un terreno fertile per questo tipo di aggressione. L'esempio più calzante è quello della Cina, che utilizza la sua vasta "milizia marittima" - composta da pescherecci apparentemente civili ma coordinati e diretti dallo stato - per affermare le proprie rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale, molestare le navi di altri stati e disturbare le loro attività economiche. Questa tattica incarna perfettamente i principi della zona grigia: mezzi non convenzionali (pescherecci invece di navi da guerra), modalità ambigue (è difficile provare il legame diretto con lo stato) e fini limitati (creare un fatto compiuto senza un'invasione formale). Questa strategia marittima mette in crisi il diritto del mare e le fondamenta della giurisdizione marittima. La reazione delle Filippine, che hanno portato con successo il caso davanti alla Corte Permanente di Arbitrato, è citata da Maass come un primo, importante tentativo di usare il diritto internazionale per contrastare la zona grigia. Tuttavia, il rifiuto della Cina di riconoscere la sentenza dimostra i limiti di un approccio basato esclusivamente su meccanismi esistenti. Da qui la necessità, sostenuta da Maass, di un quadro giuridico più robusto e specifico. Le conseguenze marittime non si limitano all'Indo-Pacifico. Potenziali scenari di zona grigia potrebbero includere il blocco navale di porti strategici attuato tramite navi commerciali, il sabotaggio di cavi sottomarini per le comunicazioni o di gasdotti, o l'uso di piattaforme di ricerca "civili" per attività di spionaggio. Tutte queste azioni minano la sicurezza della navigazione, la libertà dei mari e la stabilità economica, ma raramente giustificherebbero una risposta militare secondo le norme attuali. La strategia di "deterrenza legale per negazione" proposta da Maass avrebbe un impatto diretto su questo dominio: criminalizzare l'uso di milizie marittime e migliorare la condivisione di intelligence per attribuire gli attacchi a cavi o pipeline renderebbe queste operazioni molto più rischiose e costose per chi le intraprende. Conseguenze per l'Italia Sebbene il saggio di Richard W. Maass non menzioni esplicitamente l'Italia, i principi e le dinamiche che descrive hanno conseguenze dirette e significative per il nostro paese. In quanto nazione proiettata al centro del Mediterraneo, membro fondatore dell'UE e pilastro della NATO, l'Italia è esposta a una vasta gamma di minacce riconducibili alla zona grigia. La sua posizione geografica la rende vulnerabile alla "strumentalizzazione dei flussi migratori", una tattica già utilizzata ai confini orientali dell'Europa che potrebbe essere replicata da attori statali instabili o ostili sulle coste nordafricane per esercitare pressione politica su Roma e Bruxelles. Inoltre, il tessuto democratico e l'economia italiana sono bersagli sensibili. Campagne di disinformazione mirate a influenzare l'opinione pubblica e i processi elettorali, come quelle condotte in altre nazioni occidentali, rappresentano una minaccia diretta alla nostra indipendenza politica. Le infrastrutture critiche, in particolare i nodi strategici del sistema logistico nazionale, gli hub energetici e le reti di comunicazione digitale, sono esposte ad attacchi informatici o sabotaggi che, pur non essendo "atti di guerra", potrebbero paralizzare settori vitali del paese. L'attuale quadro giuridico internazionale, come sottolinea Maass, offre strumenti limitati per rispondere a queste aggressioni in modo efficace e legittimo. Per queste ragioni, l'adozione di una strategia di "deterrenza legale per negazione" sarebbe di vitale interesse nazionale per l'Italia. Supportare la creazione di un concetto legale di "aggressione nella zona grigia" fornirebbe all'Italia e ai suoi alleati una base più solida per condannare e contrastare tali azioni. Partecipare attivamente a nuovi meccanismi di collaborazione per lo scambio di intelligence e l'applicazione della legge permetterebbe di migliorare l'attribuzione della responsabilità e di perseguire chi materialmente compie queste azioni. Invece di trovarsi di fronte al dilemma tra subire e rischiare un'escalation, l'Italia potrebbe contribuire a costruire un sistema di deterrenza proattiva che protegga la sua sovranità e i suoi interessi strategici attraverso la forza del diritto e della cooperazione internazionale, piuttosto che attraverso la sola minaccia delle armi. Conclusioni In conclusione, l'analisi di Richard W. Maass offre una lucida e indispensabile chiave di lettura per comprendere una delle sfide più insidiose alla sicurezza del nostro tempo. La zona grigia non è un'anomalia temporanea, ma il terreno di scontro permanente della competizione tra grandi potenze in un'era segnata dalla deterrenza nucleare. È uno spazio dove le norme internazionali vengono sfruttate per essere aggirate, e dove l'iniziativa strategica premia l'aggressore. Il fallimento nel riconoscere e affrontare questa realtà condanna le potenze che ambiscono allo status-quo a una difesa passiva e a un'erosione continua della propria sicurezza e influenza. La raccomandazione fondamentale che emerge dal saggio è la necessità di un cambio di paradigma strategico e legale. Abbandonando l'illusione che la minaccia di una guerra possa scoraggiare aggressioni che si collocano volutamente al di sotto di quella soglia, è imperativo adottare una logica di deterrenza per negazione. Questo significa, per stati come l'Italia e per alleanze come la NATO e l'UE, investire proattivamente nella costruzione di una resilienza multidimensionale. La proposta di Maass di definire legalmente l'aggressione nella zona grigia, di criminalizzarne i mezzi e di rafforzare la cooperazione transnazionale in materia di intelligence e law enforcement rappresenta la via maestra. Questa strategia ha il doppio vantaggio di essere più efficace nel concreto e politicamente più sostenibile a livello globale. A differenza di un allargamento del diritto all'uso della forza, che verrebbe visto con sospetto da molti stati del Sud del mondo, un approccio basato sulla cooperazione legale e sulla difesa dei principi di sovranità può raccogliere un consenso più ampio. L'alternativa è lasciare che la zona grigia rimanga il "selvaggio West" della politica internazionale, un dominio in cui la paura dell'escalation paralizza i difensori e incentiva i revisionisti a smantellare, pezzo dopo pezzo, l'ordine su cui si fonda la nostra sicurezza. La sfida è complessa, ma agire è un imperativo. Riferimento: Maass, Richard W., "Legal Deterrence by Denial: Strategic Initiative and International Law in the Gray Zone", Texas National Security Review, Vol 8, Iss 3 Summer 2025, https://tnsr.org/2025/06/legal-deterrence-by-denial-strategic-initiative-and-international-law-in-the-gray-zone/ [1] La "strategia del salame", o "salami slicing", è una strategia attuata al fine di raggiungere un obiettivo con una serie di piccole azioni. Questa strategia si applica in vari contesti, dalla politica alla finanza per descrivere il processo di indebolimento o eliminazione di un gruppo attraverso la frammentazione o l'esecuzione di azioni di piccola entità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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