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OHi Mag Report Geopolitico nr. 190 Riferimento James Holmes, "What Russia and Ukraine Can Learn from the American Civil War," The National Interest, 7 agosto 2025, https://nationalinterest.org/feature/russia-ukraine-american-civil-war-jh-080725. Introduzione Nel complesso panorama dei conflitti contemporanei, la guerra in Ucraina si distingue per la sua brutalità e per le profonde implicazioni che proietta sull'ordine globale. Tuttavia, per decifrare le dinamiche di questo scontro apparentemente senza precedenti, può essere illuminante rivolgersi alla storia. In questa analisi, partendo dal saggio "What Russia and Ukraine Can Learn from the American Civil War" di James Holmes, si esplorerà un'analogia storica tanto sorprendente quanto calzante: quella con la Guerra di Secessione Americana. Holmes, esperto di strategia marittima, propone di leggere il conflitto ucraino attraverso la lente della "guerra di cordone" e della strategia vincente elaborata dal Presidente Abraham Lincoln per superarla. L’analisi di Holmes offre una chiave di lettura potente per comprendere la logica di una guerra di logoramento su un fronte esteso, fornendo spunti critici sulle vulnerabilità dell'Ucraina e sui potenziali vantaggi strategici della Russia. Questo saggio si propone di sintetizzare il nucleo dell'argomentazione di Holmes, per poi espanderne le riflessioni, analizzando le vaste conseguenze di questo paradigma bellico. Si esamineranno gli impatti a livello geopolitico, strategico-militare e marittimo, con un'attenzione specifica alle ricadute per l'Italia, un attore profondamente coinvolto nelle dinamiche securitarie ed economiche euro-mediterranee. L'obiettivo è offrire un quadro chiaro e scientifico che, partendo da un'intuizione storica, possa fare luce sulle complesse sfide del presente e sulle possibili traiettorie future. I fatti raccontati nel riferimento Il punto di partenza dell'analisi di James Holmes è la difficile situazione strategica in cui si trova l'Ucraina, costretta a difendere un perimetro difensivo vastissimo e frastagliato. Di fronte alla lenta ma costante avanzata russa, l'esercito ucraino si è impegnato in un'opera titanica: la fortificazione di centinaia di chilometri di linee difensive, principalmente attraverso lo scavo di trincee rinforzate per resistere agli onnipresenti attacchi di droni. Holmes richiama immediatamente il pensiero del filosofo e stratega militare Carl von Clausewitz, il quale considerava le linee difensive estese come una delle forme più rovinose di "guerra di cordone". Secondo Clausewitz, un ostacolo fisico è inutile senza un potente fuoco di supporto, e anche con l'artiglieria (all'epoca rudimentale), la capacità di difendere efficacemente un'area vasta era minima. La debolezza intrinseca di una linea difensiva risiede nella sua stessa geometria. Una linea è una serie continua di punti, e per avere successo, il difensore dovrebbe essere più forte dell'attaccante in ogni singolo punto. Questo è un requisito quasi impossibile da soddisfare. L'attaccante, al contrario, gode del vantaggio di poter concentrare le proprie forze in un unico punto, sfondare le difese e penetrare nelle retrovie nemiche. È qui che Holmes introduce l'inaspettata saggezza militare del Presidente Abraham Lincoln. Durante la Guerra di Secessione Americana, la Confederazione sudista, pur inferiore in termini di risorse, riuscì per lungo tempo a respingere le offensive dell'Unione proprio perché quest'ultima lanciava attacchi scoordinati. I generali confederati, sfruttando le loro linee interne più brevi, spostavano agilmente le truppe per parare i colpi uno alla volta. Lincoln, pur non essendo un militare di carriera, comprese istintivamente la dinamica. Capì che il vantaggio materiale schiacciante dell'Unione, soprattutto in termini di uomini e capacità industriale, doveva essere sfruttato in modo diverso. Diede quindi istruzioni ai suoi generali di coordinare le offensive, colpendo simultaneamente in più punti del perimetro difensivo confederato. In questo modo, i sudisti non avrebbero più potuto spostare le riserve da un fronte all'altro. Prima o poi, una delle offensive avrebbe inevitabilmente sfondato, accelerando la vittoria finale. Holmes traccia un parallelo diretto con la situazione attuale. La Russia, nonostante l'inettitudine dimostrata nelle fasi iniziali della guerra, possiede una superiorità demografica e industriale simile a quella dell'Unione. Potrebbe, quindi, replicare la strategia vincente di Lincoln, concentrando le offensive nel tempo anche se le forze restano disperse nello spazio. L'Ucraina, al contrario, si trova nella posizione della Confederazione: costretta a una difesa logorante su un fronte troppo esteso. Holmes ammette che la tecnologia moderna, come la potenza di fuoco di precisione a lungo raggio e gli sciami di droni, rende le linee difensive odierne più resilienti rispetto al XIX secolo. L'Ucraina sta infatti infliggendo costi altissimi alla Russia per ogni metro di terreno conquistato. Tuttavia, la geometria di base e la logica della difesa perimetrale rimangono senza tempo: disperdere le proprie forze è un presagio di una possibile sconfitta finale. Conseguenze geopolitiche Se la logica strategica descritta da Holmes dovesse prevalere, con una Russia capace di applicare con successo una versione moderna della strategia di Lincoln, le conseguenze geopolitiche sarebbero profonde e durature, ridisegnando gli equilibri di potere globali. Una vittoria russa, o anche un successo parziale ottenuto attraverso la forza bruta e il logoramento, creerebbe un precedente pericoloso, minando le fondamenta dell'ordine internazionale. Il principio della sovranità e dell'integrità territoriale, già messo a dura prova, verrebbe irrimediabilmente compromesso, legittimando l'uso della guerra di aggressione come strumento per ridisegnare i confini. Per l'Occidente, e in particolare per la NATO, questo scenario rappresenterebbe un grave colpo alla propria credibilità e capacità di deterrenza. Nonostante il sostegno senza precedenti fornito all'Ucraina, l'incapacità di prevenire una vittoria russa verrebbe interpretata da attori rivali come un segno di debolezza e di scarsa risolutezza. Questo potrebbe incoraggiare ulteriori avventure militari da parte di altre potenze tese a perseguire i propri obiettivi revisionisti con maggiore audacia. La Cina, in particolare, sta osservando attentamente lo svolgimento del conflitto. Una vittoria russa ottenuta attraverso una guerra di logoramento industriale potrebbe fornire a Pechino preziose lezioni strategiche per un'eventuale operazione militare contro Taiwan. Pechino potrebbe concludere che la volontà politica dell'Occidente di sostenere un partner a lungo termine, di fronte a costi economici e militari crescenti, è limitata. Inoltre, un'Europa destabilizzata e una Russia più assertiva ma potenzialmente più dipendente economicamente dalla Cina, potrebbero rafforzare la posizione di Pechino nel suo progetto di un ordine mondiale multipolare, se non sinocentrico. A livello globale, le conseguenze si estenderebbero ben oltre l'Europa. Molti Paesi del Sud del mondo, che già mantengono una posizione ambivalente, potrebbero vedere la vittoria russa come la conferma di un declino dell'egemonia occidentale e accelerare il loro riallineamento strategico. La guerra ha già esacerbato le crisi alimentari ed energetiche, e una sua conclusione favorevole a Mosca, ottenuta tramite il controllo delle risorse ucraine, darebbe alla Russia un'ulteriore leva di potere su nazioni vulnerabili. In sintesi, il successo della "strategia di Lincoln" da parte di Mosca non significherebbe solo la sconfitta dell'Ucraina, ma rischierebbe di inaugurare una nuova era di instabilità geopolitica, caratterizzata dalla legge del più forte e da una polarizzazione crescente tra blocchi di potenze rivali. Conseguenze strategiche Dal punto di vista strategico-militare, il conflitto in Ucraina, analizzato attraverso la lente della Guerra Civile Americana, sta già imponendo un profondo ripensamento delle dottrine militari occidentali. Per decenni, queste si sono concentrate su forze armate più piccole, tecnologicamente avanzate e proiettabili, pensate per conflitti asimmetrici e operazioni di polizia internazionale. La guerra in Ucraina, invece, ha segnato il brutale ritorno della guerra convenzionale su larga scala, ad alta intensità e, soprattutto, di logoramento. La lezione principale, in linea con l'analogia di Holmes, è che la "massa" conta ancora. La superiorità numerica in termini di personale, la quantità di munizioni e la capacità della base industriale di sostenere uno sforzo bellico prolungato si sono rivelate decisive. L'iniziale fallimento russo è stato in parte dovuto a una sottovalutazione di questi "fondamentali", ma la sua capacità di mobilitare l'economia su un piede di guerra e di produrre o reperire enormi quantità di proiettili d'artiglieria e droni gli ha permesso di sostenere l'offensiva. Al contrario, l'Occidente ha faticato a tenere il passo, rivelando la fragilità delle sue catene di produzione militare "just-in-time". Questo impone una riflessione strategica sulla necessità di ricostituire scorte e rafforzare la base industriale della difesa, un concetto che sembrava obsoleto. La tecnologia, tuttavia, non è assente, ma modifica profondamente la natura della guerra di logoramento. L'onnipresenza di droni per la ricognizione e l'attacco, la sorveglianza satellitare e la guerra elettronica hanno reso il campo di battaglia quasi trasparente. Questo rende estremamente difficile concentrare forze per un attacco a sorpresa, ma allo stesso tempo aumenta la letalità del fuoco di artiglieria e missilistico, che può essere diretto con precisione chirurgica. Si è innescata una continua corsa all'innovazione tecnologica, dove la capacità di adattamento e di integrazione di nuove tecnologie (come l'intelligenza artificiale per il targeting) diventa un fattore cruciale. La dottrina russa stessa si è evoluta durante il conflitto. Dopo i fallimenti iniziali, Mosca ha abbracciato una strategia che integra attacchi strategici convenzionali contro le infrastrutture civili ucraine (energia, comunicazioni) con l'obiettivo di fiaccare la volontà della società di resistere, un approccio che si sposa con una guerra di attrito sul fronte. Per le forze armate occidentali, inclusa quella italiana, le lezioni sono chiare: è necessario ricalibrare l'equilibrio tra qualità e quantità, prepararsi a conflitti prolungati che richiedono un'immensa spesa di munizioni e integrare pienamente le nuove tecnologie, in particolare i sistemi senza pilota e le difese contro di essi, in ogni aspetto della pianificazione e delle operazioni militari. Conseguenze marittime Sebbene l'analogia di James Holmes si concentri prevalentemente sulle dinamiche terrestri, le sue implicazioni si estendono inevitabilmente al dominio marittimo, in particolare nel cruciale teatro del Mar Nero. Questo bacino è diventato un laboratorio per le future forme di guerra navale, dimostrando come un attore militarmente inferiore possa sfidare una potenza navale tradizionale attraverso l'innovazione e tattiche asimmetriche. L'Ucraina, pur avendo perso gran parte della sua marina convenzionale all'inizio del conflitto, è riuscita a infliggere perdite significative alla Flotta Russa del Mar Nero. L'affondamento dell'incrociatore Moskva e il danneggiamento di altre unità navali e infrastrutture portuali in Crimea sono stati ottenuti grazie a un uso intelligente di missili anti-nave e, soprattutto, di droni navali di superficie (USV). Questi successi hanno avuto conseguenze strategiche immediate. La Russia è stata costretta a ritirare gran parte delle sue navi da guerra più preziose dai porti della Crimea, spostandole più a est, limitando di fatto la sua capacità di proiettare potere e di imporre un blocco totale delle coste ucraine. Questo ha permesso a Kiev, anche dopo il fallimento dell'accordo sul grano mediato dalla Turchia, di riaprire un corridoio marittimo per le sue esportazioni di cereali, vitale per la sua economia e per la sicurezza alimentare globale. La minaccia russa nel Mar Nero, pur non essendo eliminata, è stata notevolmente ridimensionata dalla deterrenza esercitata da questi nuovi sistemi d'arma a basso costo ma ad alto impatto. Le lezioni per le marine di tutto il mondo, inclusa la Marina Militare, sono profonde. La vulnerabilità di costose piattaforme di superficie a sistemi asimmetrici a basso costo è stata brutalmente evidenziata. Ciò impone una riflessione sulla futura composizione delle flotte, con un possibile spostamento verso navi più piccole, più numerose, e un'integrazione massiccia di sistemi senza pilota sia per la sorveglianza che per l'attacco. Inoltre, il controllo di stretti e vie di comunicazione marittime, come il Bosforo turco, si è confermato di importanza strategica capitale, con la Turchia che ha utilizzato la Convenzione di Montreux per regolare il transito militare, influenzando direttamente gli equilibri nel bacino. Una vittoria strategica russa sulla terraferma, tuttavia, potrebbe ribaltare nuovamente la situazione. Se la Russia riuscisse a controllare l'intera costa ucraina, incluso il porto di Odessa, il Mar Nero si trasformerebbe di fatto in un "lago russo". Mosca avrebbe il controllo totale su rotte commerciali fondamentali e potrebbe proiettare la sua influenza navale in modo molto più aggressivo nel Mediterraneo orientale, minacciando direttamente il fianco sud della NATO e gli interessi marittimi di Paesi come l'Italia. Conseguenze per l'Italia Le ramificazioni del conflitto ucraino, interpretato secondo il paradigma di una lunga guerra di logoramento, colpiscono l'Italia in modo diretto e su più fronti: energetico, economico e strategico-militare. L'impatto più immediato e severo si è manifestato sul piano energetico. L'Italia, storicamente dipendente dal gas russo, ha dovuto affrontare un'impennata dei prezzi dell'energia che ha messo a dura prova famiglie e imprese, spingendo il governo a una rapida e costosa diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Una guerra prolungata o una vittoria russa che consolidi il suo status di superpotenza energetica manterrebbe alta la volatilità dei mercati, con conseguenze negative croniche per l'economia italiana, fortemente basata sulla manifattura. Dal punto di vista economico, oltre al caro-energia, l'Italia subisce gli effetti delle sanzioni, dell'interruzione delle catene di approvvigionamento e del crollo dell'interscambio commerciale con Russia e Ucraina. Sebbene l'export verso la Russia non costituisse una quota enorme del totale, per alcuni distretti industriali e settori specifici, come la moda e la meccanica, rappresentava un mercato importante. L'impatto complessivo della guerra si traduce in una crescita economica inferiore alle attese e in un'inflazione persistente, che erode il potere d'acquisto e complica le decisioni di politica economica. Sul piano strategico, il conflitto ha riaffermato la centralità della NATO per la sicurezza italiana e ha spinto il Paese a un maggiore impegno sul fianco Est dell'Alleanza. Tuttavia, la principale preoccupazione per l'Italia riguarda il cosiddetto "Mediterraneo allargato". Una Russia vittoriosa e assertiva, con un controllo consolidato sul Mar Nero, proietterebbe inevitabilmente la sua influenza nel Mediterraneo. Questo avverrebbe non solo attraverso una maggiore presenza navale, ma anche tramite le sue attività in Nord Africa e nel Sahel, dove Mosca sfrutta l'instabilità per espandere la propria influenza politica e militare. Questa dinamica minaccia direttamente gli interessi strategici italiani, legati alla stabilità della Libia, alla sicurezza delle rotte energetiche provenienti dall'Africa e alla gestione dei flussi migratori. L'Italia si trova quindi nella posizione di dover bilanciare il suo impegno nel sostenere l'Ucraina e nel rafforzare il fianco orientale della NATO con la necessità di non distogliere l'attenzione e le risorse dalla crescente instabilità sul suo fianco Sud, dove la competizione strategica con la Russia è altrettanto, se non più, diretta. La guerra ha quindi costretto l'Italia a una riconsiderazione complessiva della propria postura di difesa e sicurezza, accelerando investimenti e rafforzando la cooperazione in ambito europeo e atlantico per fronteggiare un contesto di sicurezza radicalmente mutato. Conclusioni L'analisi di James Holmes, che accosta la guerra in Ucraina alla Guerra di Secessione Americana, offre una prospettiva potente e preoccupante. La logica della "guerra di cordone" e la strategia di Lincoln per sconfiggerla forniscono una cornice scientifica per comprendere la dinamica di un conflitto di logoramento in cui una potenza materialmente superiore, la Russia, mira a sfiancare un difensore, l'Ucraina, teso lungo un perimetro insostenibile. Sebbene la tecnologia moderna abbia introdotto variabili complesse, la geometria fondamentale della strategia, che privilegia la concentrazione della forza rispetto alla sua dispersione, conserva una validità senza tempo. Le conseguenze di un potenziale successo russo in questa strategia di attrito si estenderebbero ben oltre i confini ucraini, minando l'ordine geopolitico globale, riscrivendo le dottrine militari e avendo un impatto diretto e severo sulla sicurezza e l'economia dell'Europa e dell'Italia. Di fronte a questo scenario, emergono chiare raccomandazioni. Per l'Ucraina e i suoi partner occidentali, la sfida è duplice. In primo luogo, è imperativo continuare a fornire a Kiev i mezzi non solo per tenere la linea, ma per infliggere costi proibitivi all'aggressore e, soprattutto, per sviluppare capacità asimmetriche (come i droni a lungo raggio) in grado di colpire la logistica e i centri di comando russi, interrompendo la loro capacità di concentrare la massa per le offensive. In secondo luogo, per l'Occidente, e per l'Italia in particolare, la lezione strategica fondamentale è la necessità di un impegno a lungo termine. Ciò significa investire seriamente e con urgenza nella ricostruzione di una solida base industriale per la difesa, capace di sostenere una produzione su larga scala e di non lasciare l'Ucraina a corto di munizioni. Significa inoltre rafforzare la coesione all'interno della NATO, riconoscendo che la sicurezza del fianco Est è inscindibile da quella del fianco Sud nel Mediterraneo. Infine, è cruciale sviluppare una strategia olistica che contrasti l'influenza russa su tutti i fronti, da quello militare a quello energetico e informativo, preparandosi a una competizione sistemica prolungata. Ignorare le lezioni della storia sarebbe il più grande degli errori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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